Poggio La Croce, dove il Chianti mostra il suo vino più antico
Su una collina alta e spianata dagli Etruschi, il parco archeologico conserva case, mura e un indizio preciso di vino nel Chianti già in età antica.
La collina spianata
A Poggio La Croce la prima cosa da capire non è una rovina, ma la forma stessa del poggio. La sommità, così piatta da sembrare quasi preparata per fermarsi e restare, non è soltanto un fatto di natura, perché deriva dalle opere di edificazione dell'abitato etrusco. È questo il tratto che distingue il luogo, una collina tra Castellina e i Monti del Chianti che porta ancora nel suo profilo il lavoro di chi, alla fine del quarto secolo avanti Cristo, decise di fondarvi un centro voluto da Fiesole.
Si arriva in alto e il paesaggio si apre, poi il suolo comincia a parlare per linee basse, pietre, margini, canalette. Il punto non è cercare un effetto di rovina, perché qui il sito si lascia leggere come impianto, come organizzazione concreta dello spazio. Il percorso di visita permette infatti di riconoscere il disegno del paese etrusco, con le fortificazioni, un ingresso e le opere pensate per portare via l'acqua piovana.
I vinaccioli sotto casa
Il fatto più forte di Poggio La Croce sta in tre semi d'uva deposti nel terreno. Vicino alle fondazioni di una casa, durante un rito di fondazione, furono collocati semi e vinaccioli, fra cui tre di Vitis vinifera. Non è un dettaglio ornamentale, perché insieme alle tracce di una pressa per la spremitura dell'uva trovate in uno degli ambienti produttivi, questo piccolo deposito offre un indizio preciso della produzione di vino nel Chianti già duemilatrecento anni fa.
Per questo il sito non si guarda come un gruppo di resti isolati, ma come un pezzo molto antico della storia materiale del Chianti. Dove oggi si legge una casa, un ambiente di lavoro, uno scolo per la pioggia, si affaccia anche un'agricoltura organizzata, e il vino smette di essere soltanto paesaggio o etichetta contemporanea e torna a essere un gesto antico, legato alla fondazione stessa dell'abitato.
Pietra, case, lavori quotidiani
Gli edifici sono costruiti in alberese, la pietra locale della collina, e questa aderenza al suolo dà al sito una misura molto concreta. Sono state individuate due case e ambienti destinati ad attività produttive, mentre i reperti raccontano la vita ordinaria, cucina, tessitura, caccia, gioco. Poggio La Croce vale anche per questo, perché non consegna soltanto una fortificazione sul crinale ma un interno domestico, un modo di abitare e lavorare in alto.
La ricerca archeologica ha confermato una memoria locale che parlava da tempo di un antico abitato sulla collina. In un luogo così, dove la comunità ha continuato a riconoscere qualcosa prima ancora della conferma scientifica, il parco non appare come un recinto staccato dal territorio, ma come un punto in cui la collina, i racconti e le pietre finiscono per combaciare.
Sotto gli Etruschi, ancora più indietro
Il poggio non appartiene a una sola epoca. Negli strati più antichi sono emerse testimonianze riferibili alla cultura del Vaso Campaniforme, mentre per il Bronzo Finale è stato individuato un grande edificio in pietre murate a secco. Le ricerche collegano inoltre quest'area a itinerari di transumanza con pascoli estivi, e alcuni reperti attestano lavorazione del latte, formaggio e corno di cervo. In altre parole, molto prima del centro etrusco questa altura era già un luogo scelto, attraversato e abitato.
È qui che Poggio La Croce prende spessore, perché nella stessa collina si tengono insieme età del Rame, Bronzo Finale, epoca etrusca e, più tardi, paesaggio mezzadrile. Non serve forzare una continuità che la materia non promette, basta stare sulla sommità e capire che questa altezza è stata scelta più volte, per ragioni diverse, da uomini diversi.
Il parco e il museo
L'area è stata valorizzata come spazio di comunità fin dall'inizio della ricerca, e accanto all'area archeologica esiste anche uno spazio di archeologia sperimentale. Il modo più giusto di viverla è dunque quello lento della lettura sul posto, seguendo il percorso e fermandosi a riconoscere il disegno del paese, poi completando la visita nel Museo Archeologico del Chianti, dove si conservano materiali provenienti da Poggio La Croce.
Conviene non aspettarsi una città sepolta, perché il valore del luogo sta nella sua chiarezza e nella sua posizione. Si sale per vedere come una collina possa conservare, nello stesso punto, un abitato etrusco, il lavoro del vino e tracce ancora più antiche di vita e passaggio.