Radda in Chianti, il borgo che ha ancora il Comune in piazza
A Radda la storia non sta dietro una facciata, sta ancora al centro del paese, fra stemmi di podestà, un arco e il vino del Chianti.
La piazza dove il potere è rimasto in vista
A Radda si entra davvero quando si mette piede in Piazza Ferrucci, perché qui il fatto raro non è soltanto la pietra antica, ma che il Palazzo del Podestà continui a fare il suo mestiere, sede storica del Comune dal 1865, con gli stemmi dei podestà sulla facciata e la vita del borgo che gli gira intorno. Da un lato sta il palazzo, esempio di architettura minore fiorentina del Quattrocento, dall'altro la chiesa di San Niccolò, e in mezzo la piazza tiene insieme ciò che altrove si è separato da tempo, il governo del paese e il suo passo quotidiano.
Si arriva nella piazza passando fra stradine che si stringono e poi si aprono di colpo, con botteghe, locande ed enoteche ai lati, e il primo gesto viene quasi da sé, fermarsi un momento davanti alla facciata del palazzo per leggere quella teoria di stemmi, come se il borgo avesse lasciato all'esterno il proprio archivio più visibile. La configurazione attuale della piazza e della fontana semicircolare si deve a Carlo Coppedè, ma il centro vero resta questo dialogo ravvicinato fra il palazzo comunale e la chiesa.
Nel Palazzo del Podestà si visitano anche le antiche prigioni e gli spazi espositivi, con volte e murature in pietra a faccia vista, ambienti rimasti a lungo inediti e poi riaperti al pubblico dopo il restauro e recupero iniziati nel 2001 e con la riapertura del palazzo nel 2008. È il modo più netto per capire Radda, entrare in un edificio che non è soltanto memoria civile ma presenza attuale del paese.
L'arco, la chiesa, le strade laterali
Radda non si lascia leggere tutta dalla piazza principale. C'è un passaggio più minuto, e per questo più rivelatore, che aiuta a capire la misura del borgo. Da Piazza delle Scuole si passa sotto un piccolo arco verso la piazza della chiesa, e ai lati partono stradine verso botteghe, locande ed enoteche. È un tratto breve, ma ha la precisione delle cose che restano in mano, il restringersi del passaggio, l'ombra sotto l'arco, poi di nuovo la luce della piazza e la facciata di San Niccolò che ricompare davanti.
Conviene farselo a piedi senza fretta, proprio perché Radda tiene molto della sua forma in questi passaggi brevi, nelle svolte e nelle aperture improvvise, più che in una veduta unica e conclusiva.
Il vino sotto terra, a Volpaia
Fra i luoghi del territorio di Radda, Volpaia ha un fatto che basta da solo a distinguerla, le cantine sono collegate da un vinodotto sotterraneo. Non è un vezzo narrativo, è un modo concreto in cui un borgo intero è coinvolto nella produzione di vino e olio, con il lavoro che passa sotto le case e tiene insieme ciò che sopra appare raccolto e quieto.
Qui il vino non è un contorno del paesaggio, è una struttura del luogo. Per questo, se si cerca un modo giusto di viverlo, conviene farlo in cantina, dove si capisce meglio come a Radda la campagna non resti fuori dal paese ma vi entri dentro, fino agli edifici e ai percorsi di servizio.
Il mercato diventato cappella
Ai margini dell'abitato, sul bivio della strada verso Albola, la Cappella di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, nota anche come cappella del Mercatale, ricorda un'altra faccia di Radda, quella di luogo di scambio. Qui, fin dall'antichità, si teneva il mercato del bestiame, e l'edificio attuale dei primi decenni del Settecento sorge sui resti di un antico oratorio dedicato alla Madonna del Mercato.
Vale la pena fermarsi soprattutto per questo slittamento di funzione che il luogo conserva ancora con chiarezza, prima il mercato, poi la devozione che ne prende il posto senza cancellarne la memoria. La piccola chiesa, a unica navata e preceduta da un portico, fu voluta da Ferdinando Alessandro Minucci, reca in facciata lo stemma della famiglia e custodisce sull'altare una tela settecentesca di Pietro Dandini. Si guarda bene arrivando dalla strada, proprio perché qui la cappella non è isolata dal mondo, nasce invece accanto al passaggio e agli scambi.
Le cose sacre raccolte accanto a Santa Maria in Prato
Radda non ha disperso del tutto il proprio patrimonio sacro. Nei locali annessi alla chiesa di Santa Maria in Prato trova posto il Museo d'arte sacra del Chianti, pensato come sede adatta per conservare ed esporre le opere del comune di Radda in Chianti e dei comuni vicini. È un museo che si capisce bene se lo si prende per quello che è, non una raccolta astratta, ma un luogo dove sono finite cose nate per stare altrove, in chiese, canoniche, oratori del territorio.
Fra le opere, colpisce il legame diretto con la devozione locale, come gli ex voto donati per il Crocifisso miracoloso conservato nella chiesa di San Niccolò, accanto a paramenti, reliquiari, argenti e dipinti, fra cui il Matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria di Francesco Curradi. Poco lontano, nel convento adiacente a Santa Maria in Prato, la Casa del Chianti Classico offre spazi espositivi, corsi e un percorso sensoriale e informativo sul vino. Anche qui Radda mostra il suo carattere più netto, sacro e vino stanno a poca distanza, non come attrazioni accostate a tavolino, ma come parti vere della stessa storia locale.
La Croce, dove il vino viene da molto lontano
Se si vuole uscire dal borgo e capire quanto sia antico il rapporto di questo territorio con la vite, il Parco Archeologico Poggio La Croce porta molto più indietro di quanto si immagini. È un museo all'aperto, in un contesto di forte valore paesaggistico, e nel sito sono stati trovati acini d'uva di vitis vinera e un torchio vinario del quarto secolo avanti Cristo.
Qui il paesaggio non fa da cornice ai reperti, li spiega. Si cammina in un luogo che racconta aspetti geologici, botanici e faunistici del territorio, mentre la storia viene ripercorsa fino all'Età del Rame, e si finisce per vedere il Chianti di oggi con una profondità diversa, come se sotto i filari contemporanei continuasse a restare leggibile un gesto antichissimo.
Un bicchiere in terrazza
Dopo aver girato il borgo, un modo semplice di fermarsi è Piazza Dante, al Bar Dante, dove si trovano vini locali al bicchiere, taglieri, ribollita, cinghiale, bruschette, panini e dolci, serviti nell'arco della giornata. La terrazza ampia cambia il ritmo della visita, perché rimette davanti agli occhi quello che a Radda conta sempre, il vino come presenza quotidiana e non come cerimonia.
Qui la degustazione è disponibile senza appuntamento, e questo basta a suggerire una chiusura naturale della passeggiata, sedersi, ordinare un calice, lasciare che il borgo si ricomponga per quello che è, un piccolo centro del Chianti dove il governo, la chiesa, il mercato e il vino continuano a stare a distanza di pochi passi.