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Prestinari79 · CC BY-SA 4.0

San Fedele, il Chianti che comincia sottoterra

A San Fedele il borgo e la pieve stanno sopra un luogo molto più antico, fra mura circolari in pietra, boschi e vigne esposte a sud.

Prima del borgo

A San Fedele il fatto che cambia lo sguardo sta sotto le case, e molto prima della pieve. Qui sono venute alla luce strutture murarie circolari in pietra databili al V secolo avanti Cristo, tombe a fossa in lastroni di pietra e i resti di un castelliere fortificato, emersi negli scavi condotti nel 1970 da Alfonz Lengyel e George T. B. Radan. Questo significa che il luogo non nasce con il Chianti delle vigne e dei poderi, né con il borgo medievale, ma su un dosso abitato e difeso in età molto più antica.

È da qui che conviene entrare nel racconto, perché poi tutto il resto, il nome antico di Paterno, la pieve ricordata nel Duecento, la tenuta, il restauro recente, sembra disporsi sopra questa profondità come sopra un primo zoccolo di pietra. Salendo per la campagna, fra bosco e filari, non si arriva soltanto a un gruppo di case, si arriva a un luogo che ha cambiato funzione più volte.

A San Fedele il Chianti non comincia dalla vigna, ma da mura circolari in pietra e da un castelliere fortificato.

Paterno, poi San Fedele

Il borgo, già Paterno del Chianti, è attestato all'inizio del Duecento, e la pieve di San Fedele a Paterno è ricordata poco dopo. Non serve metterli in fila come un registro, basta tenere il passaggio che conta, quello del nome e della continuità, perché dice che qui il paese e la chiesa crescono insieme, e che il toponimo antico non è un'ombra erudita ma la forma precedente di un luogo rimasto riconoscibile. In seguito la chiesa è menzionata come canonica, poi come prioria, entra nella diocesi di Colle di Val d'Elsa, viene elevata a pieve e quindi a propositura. È una crescita lenta, tutta interna alla vita religiosa e rurale di questa parte di Chianti.

Di quella lunga durata resta anche Livernano, che conserva l'antico borgo risalente all'XI secolo. Non è un'aggiunta laterale, ma un'altra prova della stessa sostanza del luogo, che qui la trama dell'abitato non è un'invenzione recente.

La valle esposta a sud

Oggi il paesaggio si capisce guardando come è fatta la tenuta. Si trova ai piedi della collina nord di Vagliagli, esposta a sud dentro una valle naturale, con un suolo fresco di marna, argilla e pietre. Intorno ci sono centoventuno ettari di bosco, mentre i vigneti occupano una parte molto più misurata, dodici ettari e mezzo coltivati soprattutto a Sangiovese. È un equilibrio che conta, perché qui la vigna non cancella il bosco, ci vive accanto, e sono proprio le aree boscate attorno ai filari a favorire la biodiversità.

Si vede bene arrivando quando la strada lascia spazio agli alberi e poi si apre sul versante, con la luce che prende il lato esposto a sud e il disegno delle vigne che non ha nulla di continuo, ma appare ritagliato dentro una massa di verde più ampia. Qui il Chianti si capisce meglio dove nasce, con il Sangiovese che lavora su terreni freschi e con un microclima dato dall'altitudine. La visione aziendale punta a un modello di impresa ecosostenibile e guarda alla conversione biologica di tutte le proprietà.

Boschi attorno ai filari, suoli di marna e argilla, una valle esposta a sud, qui il paesaggio si legge come un equilibrio.

La pieve cambiata d'uso

La pieve ha avuto un restauro nel 2007, lo stesso anno in cui il borgo è stato restaurato e l'insieme ha preso destinazione turistico alberghiera. È un passaggio netto, e conviene dirlo così, senza nostalgia facile. Qui invece è stata rimessa in funzione, trasformando la continuità rurale in ospitalità, soprattutto quando alle spalle c'è una fattoria attestata fin dal Medioevo.

Il risultato è un San Fedele che non si lascia leggere soltanto come paese antico né soltanto come tenuta vitivinicola. È l'una cosa sopra l'altra, e tutte e due sopra un terreno che racconta un'origine ancora più remota.

Quello che si fa a San Fedele

San Fedele si vive bene in due modi, entrambi semplici. Il primo è passare per la campagna di Livernano e del borgo, guardando come il nucleo abitato si posa su una storia molto più antica delle sue case. Il secondo è fermarsi nella tenuta, dove il paesaggio di boschi e vigne esposte a sud dà il senso concreto di questo tratto di Chianti. Se invece non si entra, resta comunque una cosa precisa da fare, leggere il luogo da fuori, dalla strada e dai suoi margini, tenendo insieme sottosuolo antico, pieve medievale e filari di Sangiovese.