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LigaDue · CC BY-SA 4.0

Colle Petroso, dove il Chianti cambia pendenza

Sulla salita fra Radda e Castellina, Colle Petroso è un passaggio che tiene insieme strada, pietre perdute e vigne.

Il punto in cui la strada si fa seria

Colle Petroso si incontra salendo da Radda verso Castellina, sull’itinerario dei Monti del Chianti, e non è un nome messo lì per riempire una carta. È il punto da cui comincia il tratto più impegnativo del percorso ciclistico, quello in cui la misura della salita cambia davvero e il paesaggio smette di essere soltanto compagnia, perché entra nelle gambe. Si passa fra vigne e curve, si alza lo sguardo per cercare dove tiene il crinale, e Colle Petroso resta legato a questo gesto concreto, il bisogno di capire quanta collina manca ancora.

È un borgo minore, ma ha una sua fermezza antica. Nel Cinquecento appare come un borgo fortificato, con una cinta muraria e una porta d’accesso, e già questo basta a spiegare che qui il poggio non serviva solo a guardare lontano. Anche quando oggi lo si incontra come passaggio sulla salita, resta l’idea di un luogo che aveva il compito di tenere una soglia.

Da Colle Petroso comincia il tratto più impegnativo della salita fra Radda e Castellina.

Le pietre che avanzano dal terreno

Il segno più forte di Colle Petroso non è integro, ed è proprio questo il suo fatto. La chiesa di Santa Maria in Colle, medievale e romanica, non si offre come edificio compiuto ma come corpo disperso nella terra e nelle trasformazioni. Del lato destro il muro perimetrale della navatella destra affiora dal terreno fino al transetto, il braccio destro del transetto è ancora intero sulla destra dell’abside, la facciata è il risultato di rifacimenti, l’abside è stata rimontata nella parte esterna. Si capisce allora che qui non si guarda una rovina ordinata, ma un edificio che si lascia leggere a pezzi, come accade ai luoghi che hanno continuato a cambiare uso senza smettere del tutto di esistere.

C’è un dettaglio che trattiene più degli altri. Una finestrella si vede all’interno, non fuori. È un fatto piccolo e ostinato, e costringe a immaginare la chiesa com’era, originariamente a tre navate, con la navata centrale divisa dalle laterali da archeggiature. Non è l’effetto di una rovina teatrale, è il contrario, è una sopravvivenza minuta che chiede attenzione.

La stessa Santa Maria in Colle ebbe un mercato, ricordato nello Statuto della Lega del Chianti del Trecento. Questo basta a spostare lo sguardo. Non soltanto una chiesa sul poggio, dunque, ma un punto dove ci si ritrovava, si scambiava, si passava. La sua storia religiosa, fra monastero femminile attestato con certezza nel secolo dodicesimo e dipendenze che cambiano, resta sullo sfondo. Quello che conta qui è che le pietre non stanno isolate, parlano di una centralità perduta.

San Michele e la memoria rimasta in parrocchia

Se Santa Maria in Colle racconta l’abbandono della chiesa medievale, San Michele racconta la continuità, almeno per un tratto molto più lungo. Fu cappella del castello di Colle Petroso e sede di una parrocchia fino al 1986. Dentro un abitato piccolo, questa durata dice molto più di un elenco di passaggi o di giurisdizioni. Vuol dire che il borgo, pur ridotto di scala rispetto ai secoli in cui era fortificato, ha continuato ad avere un suo centro riconosciuto, un luogo dove la vita religiosa restava legata alla comunità.

A Santa Maria in Colle una finestrella si vede all’interno, non fuori, come un resto che obbliga a rileggere la chiesa.

Più indietro nel tempo, la memoria documentaria porta fino al Medioevo, e il titolo di San Giovanni attestato nel Trecento segnala un’altra stratificazione ancora. Colle Petroso non ha una sola chiesa e una sola storia, ma una sovrapposizione di nomi sacri e funzioni, come accade nei luoghi antichi che hanno cambiato forma senza perdere del tutto il loro filo.

L’anfiteatro di Monteraponi

Intorno a Colle Petroso il paesaggio non è cornice, è struttura. Monteraponi si distende in un anfiteatro naturale esposto a sud e riparato dai venti del nord, con vigneti e oliveti raccolti dentro una proprietà più vasta, chiusa all’esterno da querce e castagni antichi. È uno di quei casi in cui la forma del terreno spiega da sola perché una tenuta nasca proprio lì e non altrove.

Qui il modo di viverla è chiaro, perché nelle vigne e in cantina si va per esperienze legate al vino e per la degustazione guidata. La stessa Santa Maria in Colle ricade in una delle cinque zone vitate dell’azienda agricola omonima, e il rapporto fra pietre antiche e filari non è una trovata recente ma una convivenza concreta, visibile nel paesaggio. Si può allora passare da Colle Petroso in due modi diversi e complementari, affrontando la salita sulla strada dei Monti del Chianti, oppure fermandosi dove il crinale diventa vino, con il bicchiere in mano e il versante del colle davanti.