Volpaia, dove il vino passa dentro le mura
Un borgo del Chianti che ha tenuto la sua pianta fortificata e vi ha nascosto le cantine, senza separare pietra e vendemmia.
Le mura che non hanno smesso di servire
A Volpaia l'idea del castello non resta consegnata al passato, perché il fatto che distingue questo borgo è ancora materiale e visibile, le cantine stanno dentro le mura del borgo fortificato. Non è una metafora, né una maniera di dire. Si entra in un abitato che conserva la pianta ellittica, si costeggiano torri di difesa e il cassero maggiore, e dentro quella stessa struttura difensiva oggi si produce e si affina il vino. È qui che la storia smette di essere una successione di secoli e torna a farsi spazio abitato, con una continuità fra il castello sorto intorno al X secolo, i primi documenti che lo menzionano nel 1172, e il lavoro di cantina che ne usa ancora il corpo.
Arrivando in cima alla collina, quando la strada si stringe e il borgo si chiude nella sua figura murata, si capisce subito che Volpaia non è un paese disposto attorno a un castello, ma un castello diventato paese. Le pietre difensive non fanno da sfondo ai vigneti, ne sono parte. Fuori stanno i filari coltivati in biologico sul Macigno del Chianti, su un suolo sciolto e ricco di sabbia, dentro stanno gli spazi del vino, nascosti nelle mura. È questo intreccio, più che qualunque data, a fare la differenza.
L'agosto dell'assalto
Le mura di Volpaia non furono un ornamento. Nell'estate del 1478 il borgo entrò in una delle stagioni più dure della sua storia, fra la rivolta contro i senesi nell'agosto, l'assalto e la conquista nello stesso mese, poi l'espugnazione ai primi di settembre e infine la riconquista fiorentina in autunno. In mezzo c'è anche la prigionia del commissario senese Cipriano, segno di quanto il castello fosse allora un punto vero della contesa nel Chianti, non un margine. A leggere questi fatti tenendo davanti agli occhi la cerchia ellittica, le torri e il cassero, si comprende perché Volpaia abbia mantenuto un disegno così serrato. Qui la fortificazione non era un prestigio, era una necessità.
Si cammina oggi lungo il perimetro e la misura del borgo resta quella di un luogo concepito per resistere. Non serve molto per accorgersene, basta seguire il filo delle case fino ai punti in cui la muratura si addensa e una torre interrompe il passo. La scena più vera, a Volpaia, è il contrasto fra la calma attuale del vino e della sosta e il fatto che queste stesse pietre abbiano conosciuto assalti, saccheggi e riconquiste.
La Commenda nella pietra serena
Dentro il borgo c'è poi un altro racconto, più raccolto e per questo altrettanto forte, quello della Commenda di Sant'Eufrosino. Nacque nel Quattrocento come cappella annessa a un preesistente ospedale dell'ordine gerosolimitano, dopo il permesso di costruire una cappella dedicata a Sant'Eufrosino e l'istituzione della commenda da parte di Ser Piero della Volpaia. La Croce di Malta incisa su un architrave è il segno concreto di questa origine, più eloquente di molte spiegazioni.
L'edificio, costruito fra il 1443 e il 1460, ha un'aula unica con due campate quadrate, volta a vela, scarsella quadrata, capitelli corinzi e pietra serena. Non è una chiesa da guardare in fretta. Conviene entrarci con lentezza, lasciando che siano le proporzioni a parlare. La vicenda successiva è altrettanto significativa, perché la Commenda fu restaurata e adeguata al gusto barocco, poi più tardi riportata al suo stile rinascimentale originario, fino alla sconsacrazione del 1932. Anche questa è una delle verità di Volpaia, nulla qui è rimasto fermo, ma quasi tutto è rimasto leggibile.
Nella Commenda si conserva anche una pala di Cosimo Rosselli realizzata nel 1480. Eppure l'impressione più nitida non viene soltanto dal dipinto, viene da ciò che gli sta intorno, dal legame fra un ospedaletto, una cappella gerosolimitana e una fortificazione di crinale. A Volpaia la vita religiosa, l'accoglienza e la difesa si toccavano muro contro muro.
Albola, poco oltre il crinale
Nel paesaggio di Volpaia entra anche Castello di Albola, sui fianchi del monte Querciabella, presso le sorgenti del fiume Pesa. Fu uno dei capisaldi della Lega del Chianti e conobbe anch'esso l'assedio del 1478 da parte delle truppe aragonesi. Del nucleo fortificato restano il cassero e il torrione principale, con quell'apertura nel cassero posta a una certa altezza da terra che ricorda come anche qui l'altura avesse una funzione prima di tutto militare.
Oggi ad Albola le cantine storiche sono nell'antico borgo medioevale e si visitano. Si possono visitare anche vigneti, borgo antico e cantine storiche. Vale la pena tenerlo dentro lo sguardo di Volpaia non come deviazione, ma come conferma di un carattere di questa parte del Chianti, dove i castelli non sono quinte isolate nel paesaggio e il vino non si appoggia alla storia per decorazione, ci abita dentro.
Anche la Villa di Albola fa parte di questo sistema, con le cantine coperte a volta nei sotterranei, risalenti all'epoca degli Acciaiuoli, e con un impianto rinascimentale nato inglobando due torri. È un altro modo, più signorile e agrario, di vedere la stessa continuità fra difesa, dimora e produzione.
Oltre il borro Fagiolare
Se si cerca invece un margine più appartato di Volpaia, la cappella della Madonna del Fossato porta fuori dalle mura e cambia del tutto il passo. Sorge isolata in un bosco vicino al castello, oltre il borro Fagiolare. Ci si arriva lasciandosi alle spalle il nucleo fortificato e accettando un piccolo scarto, quasi un abbassarsi del tono. La breve e ripida scalinata che conduce al portico dice già la misura del luogo, raccolta, appartata, più rurale che monumentale.
La cappella fu costruita per sostituire un tabernacolo con un affresco della Madonna col Bambino, considerato miracoloso e oggi collocato sopra l'altare in pietra. Sotto l'altare, un'iscrizione latina riporta il 1687. La facciata a capanna, il portico con tetto a travature lignee, l'aula unica rettangolare coperta a capriate lignee fanno della Madonna del Fossato un contrappunto alla compattezza murata del borgo. Qui Volpaia si allenta e si disperde nel bosco, senza perdere il proprio carattere.
Il modo giusto di fermarsi
Volpaia si vive bene in due tempi. Il primo è a piedi, seguendo con calma il giro delle mura, cercando la forma ellittica del borgo e lasciando che torri, architravi e scorci facciano emergere da soli la sua natura di castello abitato. Il secondo è nel vino, perché qui non avrebbe senso limitarsi a guardare dall'esterno. Nelle cantine del Castello di Volpaia si degusta, e nel borgo si possono provare l'Osteria e il Forno. Volpaia offre anche camere, appartamenti e ville, oltre a corsi di cucina e degustazioni, così che la sosta non resti una visita rapida ma diventi permanenza.
Per chi vuole allargare il raggio, anche le cantine del Castello di Albola sono aperte al pubblico e si visitano. Il punto, però, è semplice, a Volpaia non si viene soltanto per vedere un borgo antico, si viene per capire come un impianto fortificato possa ancora lavorare, accogliere e versare vino senza aver perso la sua forma.