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LigaDue · CC BY-SA 4.0

Castelvecchi, dove il vino scende nella fortezza

Nel Chianti, un borgo nato come difesa della pieve conserva una cantina ricavata nelle fondamenta della sua antica fortezza.

La fortezza che oggi profuma di botte

A Castelvecchi il fatto decisivo non è soltanto l'età del borgo, ma il modo in cui quella storia è rimasta in uso. Quello che oggi accoglie botti e vini era la struttura difensiva del castello, e la cantina storica, descritta come millenaria, occupa spazi sotterranei costruiti sulle fondamenta dell'antica fortezza. Non è una memoria esposta in bacheca, è un luogo che continua a lavorare. Si scende e la pietra cambia voce, l'aria si fa più ferma, nelle pareti e nel corridoio del museo restano visibili le aperture originarie della fortezza, mentre sopra, nel borgo, case in pietra, mura e sentieri tengono ancora insieme l'abitato.

È da qui che conviene entrare a Castelvecchi, non dalla cronologia ma dalla materia. Nei documenti antichi era già citato come castello et curtis, nel catasto fiorentino del 1427 figura ancora come castello, e solo più tardi il nome della famiglia de' Vecchi si lega così strettamente al luogo da trasformarlo in Castelvecchi. Il passaggio che conta è tutto qui, da presidio a tenuta, da difesa a vino, senza che il sottosuolo smetta di raccontare da dove viene.

A Castelvecchi la fortezza continua sottoterra, dove il castello è diventato cantina.

Un borgo nato per guardare la pieve

Castelvecchi fu un baluardo di difesa per la Pieve di Santa Maria Novella, e questo spiega più di molte genealogie. Il borgo nasce come punto di controllo e protezione, dominato dai signori di Monte Rinaldi fin dagli inizi degli anni Mille, poi nel Duecento la comunità residente si proclama autonoma. Dentro questa storia c'è già il carattere del luogo, un abitato che non vive isolato ma in rapporto stretto con la sua pieve e con il paesaggio che la circonda.

Arrivando tra le colline di Radda in Chianti, fra vigneti alti e boschi antichi, Castelvecchi non si offre tutto insieme. Si incontra per tratti, una casa in pietra, un muro, una svolta del sentiero, il silenzio che tiene separate le cose. Passeggiare qui significa proprio questo, passare da un margine costruito a una soglia di campagna e capire che il borgo, prima ancora di essere una meta, è stato una funzione precisa nel territorio.

Santa Maria Novella, la pieve e i suoi resti tenaci

La Pieve di Santa Maria Novella è il contrappunto necessario di Castelvecchi, perché senza di lei si capirebbe meno anche il castello. È documentata nel 1010 e il suo nome, Novella, rimanda a terreni vergini destinati a nuove colture, segno che qui la funzione religiosa e quella agricola sono andate insieme. Non è un dettaglio laterale, è il modo in cui questo pezzo di Chianti si è organizzato per secoli.

Della pieve colpisce soprattutto la stratificazione, perché all'esterno si conservano l'abside centrale e il basamento romanico del campanile, mentre l'edificio attuale deriva da un rimaneggiamento integrale, fra restauri ottocenteschi e una ricostruzione sui resti romanici nella prima metà del Novecento. Dentro restano le tre navate divise da archi a tutto sesto, colonne e pilastri in pietra serena, le volte a vela affrescate, una pala in terracotta policroma della bottega di Santi Buglioni nell'abside centrale, e una croce astile in bronzo dorato databile tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo. È una chiesa in cui le epoche non si cancellano del tutto, si sovrappongono e lasciano tracce leggibili.

Si passeggia fra mura e vigneti, poi si scende dove le aperture del castello restano visibili accanto alle botti.

Il modo giusto di viverlo

Castelvecchi si vive bene a piedi, senza fretta, lasciando che il borgo conduca da solo verso i suoi margini e verso la pieve. Il gesto più pieno, qui, è tenere insieme sopra e sotto, la passeggiata fra case, mura e sentieri, poi la discesa nella cantina storica, dove la visita entra negli spazi della fortezza e si conclude nell'esperienza di degustazione. Oggi quegli ambienti ospitano vini Chianti Classico biologici prodotti per gli ospiti di Castelvecchi.

Se invece si preferisce restare fuori, basta la strada interna al borgo e il rapporto continuo fra vigneti e bosco a dare la misura di Castelvecchi. Non serve accumulare tappe. Qui conta vedere come un castello abbia continuato a esistere anche quando ha cambiato uso, conservando nel sottosuolo la sua parte più antica e affidando al vino il compito di tenerla viva.