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Santa Maria al Prato, il santuario che oggi apre la strada al Chianti

Nata come meta di pellegrinaggi mariani, ai margini di Radda tiene insieme una chiesa antica, un ex convento e i sentieri.

Un prato, un'immagine di Maria, un andare

Santa Maria al Prato si capisce da un fatto preciso, prima ancora che da una facciata o da un nome, perché questo luogo fu meta di pellegrinaggi devozionali legati a un'immagine di Maria ritenuta miracolosa, custodita in un piccolo oratorio sopra un prato presso Radda. È da qui che conviene entrare, dal movimento delle persone più che dalle pietre, perché la sua identità nasce come santuario mariano e conserva ancora oggi qualcosa di quel richiamo semplice, laterale, appartato.

Si arriva da Radda con una passeggiata facile, adatta anche a chi sceglie la bici, e proprio questo avvicinarsi per gradi restituisce il senso del luogo. L'abitato resta alle spalle, il passo si allunga appena, poi la chiesa appare ai margini del paese insieme al complesso che le si raccoglie attorno. Basta il fatto di arrivarci così, per strada e a piedi, come si arriva nei luoghi che prima di essere visitati venivano raggiunti.

Fu meta di pellegrinaggi per un'immagine di Maria ritenuta miracolosa, sopra un prato presso Radda.

La facciata a capanna e il portico

L'attuale complesso è raccolto attorno a una piccola chiesa, con facciata a capanna e portico aggiunto nel Settecento. È un'aggiunta che conta, perché cambia il modo di sostare davanti all'edificio, crea una soglia, un riparo, quasi una pausa tra il cammino e l'interno. Attorno, l'ex complesso monastico ha ripreso vita in forme nuove, ma la misura del luogo resta quella di un nucleo raccolto, nato da una devozione e cresciuto nel tempo.

Una cronaca del convento racconta che non si sa perché, da chi o quando la chiesa fosse stata edificata. In molti luoghi una frase simile sarebbe una mancanza, qui finisce quasi per essere un carattere. Santa Maria al Prato non si impone con una fondazione solenne da ricordare, si lascia riconoscere piuttosto per la continuità del suo uso, per il fatto di essere ricordata fin dal secolo decimo e menzionata, nel Quattrocento, tra le chiese dell'antica Lega del Chianti.

Il polittico del 1474

Dentro, il punto fermo è sull'altare maggiore, dove si conserva il polittico di Neri di Bicci, datato 1474 e restaurato di recente, con la Madonna col Bambino tra i santi Nicola di Bari, Giovanni Battista, la Maddalena e Antonio abate. In una chiesa nata attorno a un'immagine mariana ritenuta miracolosa, non è un dettaglio decorativo ma una continuità, quasi un modo più compiuto e solenne di ribadire il centro del luogo.

L'interno ha pianta a croce latina, con unica navata rettangolare, e la chiesa tiene insieme impianto romanico e aggiunte successive senza perdere la propria misura. Accanto al polittico restano anche una tela ottocentesca con San Francesco in estasi sull'altare di destra, oggetti liturgici tra Settecento e Ottocento e paramenti sacri settecenteschi, ma qui conviene non disperdere lo sguardo, perché il luogo chiede prima di tutto di fermarsi su quel rapporto antico tra Maria, l'altare e il pellegrinaggio.

Dal convento al vino, senza cambiare luogo

La particolarità di Santa Maria al Prato sta anche in quello che le è cresciuto accanto. L'ex complesso monastico restaurato è tornato a vivere come Casa del Chianti Classico, ospita la sede della Fondazione per la Tutela del Territorio del Chianti Classico e nel complesso si può visitare un piccolo museo sensoriale sul vino Chianti Classico. È un incontro raro, ma qui naturale, fra una devozione di lunga durata e il paesaggio culturale che oggi identifica questo tratto di Toscana.

Da qui parte il sentiero di Vallimaggio, e la visita continua camminando nel paesaggio del Chianti.

Non è una giustapposizione forzata. Questo margine di Radda tiene insieme il santuario, l'ex convento e la campagna che lo circonda, e per questo il luogo non si esaurisce nella visita della chiesa. Si può arrivare fin qui per entrare in un edificio sacro, ma anche per capire come il Chianti non sia soltanto vino o panorama, bensì una trama in cui fede, strade, poderi e soste hanno continuato a toccarsi.

Il sentiero che parte da qui

Il modo più giusto di viverla, infatti, è non fermarsi sulla soglia del complesso. Da Santa Maria al Prato inizia il sentiero di Vallimaggio, e già questo basta a dire che il luogo continua fuori dalle mura. Dopo la chiesa, conviene riprendere il cammino, oppure arrivarci proprio camminando da Radda, perché in pochi posti il rapporto fra edificio e paesaggio è così dichiarato, così praticabile, così poco astratto.

Chi cerca una chiesa trova un santuario antico con un polittico del Quattrocento. Chi ci arriva a piedi trova qualcosa di più preciso, un luogo che nei secoli ha chiamato persone da fuori e oggi continua a farlo in un altro modo, con un sentiero che parte accanto al convento e con il Chianti Classico che, qui, non è sfondo ma presenza concreta.