Salta al contenuto
IT

Pufacz · CC BY-SA 4.0

Il Palazzo del Podestà, dove Radda mostra ancora le sue insegne di comando

A Radda il municipio storico non tiene insieme solo il governo del paese, ma anche prigioni antiche e ambienti riaperti dopo il restauro.

Gli stemmi che fanno alzare la testa

Prima ancora di entrare, qui si guarda in alto. Sulla facciata del Palazzo del Podestà, in Piazza F. Ferrucci 1, gli stemmi dei podestà non sono un ornamento qualsiasi, ma la traccia del periodo in cui Radda era capoluogo della Lega del Chianti. È questo il fatto che distingue il palazzo, perché la sua facciata continua a parlare di una funzione politica antica, mentre dentro resta la sede del Comune, senza che il filo si sia spezzato.

Arrivando nella piazza, lo sguardo si ferma proprio lì, sulle pietre segnate dagli stemmi, e il gesto più naturale diventa quello di cercarli uno a uno con gli occhi, seguendo la facciata come si leggerebbe una pagina scolpita. Non serve una raccolta di date per capire il luogo, basta vedere come il potere civile abbia lasciato i suoi segni sul muro, e come quel muro continui ancora oggi a essere la faccia pubblica di Radda.

Sulla facciata del palazzo gli stemmi dei podestà ricordano quando Radda era capoluogo della Lega del Chianti.

Le stanze che per lungo tempo non si vedevano

Il secondo fatto decisivo sta all'interno. Il restauro e recupero dell'edificio, iniziati nel 2001, hanno riportato in uso il palazzo e la riapertura al pubblico è avvenuta nel 2008, ma soprattutto hanno reso visitabili ambienti inediti, mai aperti al pubblico. Non è poco, per un edificio che dal 1865 è sede storica del Comune, e che quindi non vive come un contenitore separato dalla vita del paese, ma come un luogo amministrativo ancora in funzione.

Fra questi ambienti contano molto le antiche prigioni e gli spazi espositivi, perché conservano caratteristiche originarie e spostano il racconto del palazzo fuori dalla sola facciata. Si passa così da ciò che il potere mostrava, gli stemmi, a ciò che teneva nascosto, le celle e gli spazi interni, in un edificio di architettura minore fiorentina del Quattrocento che trova proprio in questa doppia natura la sua misura più vera.

Il loggiato e la Sala del Podestà

Il palazzo non si limita a essere visto. In alcuni suoi locali si celebrano matrimoni civili e si costituiscono unioni civili, e i luoghi destinati a questi momenti sono il loggiato e la Sala del Podestà. È un modo molto concreto di viverlo, perché una sede pubblica che porta addosso gli stemmi dei podestà e custodisce prigioni antiche continua nello stesso tempo a ospitare atti civili di oggi.

Dentro, il restauro ha riaperto antiche prigioni e ambienti rimasti a lungo invisibili.