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LigaDue · CC BY-SA 4.0

Monterinaldi, dove il castello perduto è diventato vino

Tra Panzano e Radda, Monterinaldi tiene insieme i resti di un castello antico, la ferita del 1944 e una tenuta che si vive nel bicchiere

Le pietre che mancano

A Monterinaldi il fatto decisivo non è soltanto che qui ci fosse un castello, ma che quel castello sia stato smantellato alla fine del Seicento, e che oggi il luogo continui a vivere attorno a ciò che ne resta. Non si arriva davanti a una fortezza intera, di quelle che impongono la propria sagoma da lontano, si arriva piuttosto in un punto del Chianti dove il tempo ha tolto, ha disperso, ha cambiato funzione, e proprio per questo obbliga a guardare meglio. Sulle colline tra Panzano e Radda in Chianti, Monterinaldi tiene ancora il nome dei suoi conti, ma il suo volto presente è quello di una storica azienda vinicola.

È una differenza sostanziale, perché qui il racconto non sta nella sopravvivenza perfetta di un castello, ma nel passaggio da sede della famiglia feudale locale dei conti di Monte Rinaldi a luogo di vino. Il castello fu sede dei conti di Monte Rinaldi, fu menzionato per la prima volta in un documento del 1106, attraversò esili e cambi di dominio, poi venne smantellato. Restano i resti dell'antico castello, non un monumento compiuto. Ed è proprio questa misura spezzata che dà a Monterinaldi il suo tono, più concreto.

A Monterinaldi il castello non domina più, e proprio questa assenza dà forma al luogo.

Il crinale fra Panzano e Radda

Si sale nel Chianti sapendo che Monterinaldi non è un centro da attraversare in fretta, ma un punto di sosta su una linea di colline dove lo sguardo si allunga da un versante all'altro. Arrivando fra Panzano e Radda in Chianti, quello che conta è il rapporto stretto fra le vigne e i resti del passato, perché il luogo si capisce così, con il paesaggio in mano e non con una cronologia. Ci si trova davanti a una tenuta che valorizza il Sangiovese delle colline di Radda in Chianti, e il nome del luogo, antico di secoli, continua a pesare su quello che si beve oggi.

Non è un dettaglio secondario. In molte parti del Chianti il vino occupa castelli, ville, pievi, coloniche, ma qui il nucleo del racconto sta nel fatto che l'antico castello non domina più la scena, e che a dominare siano piuttosto le colline coltivate e la continuità agricola. Monterinaldi si presenta come azienda vinicola, dice di produrre solo vini biologici e costruisce la propria identità attorno a diverse espressioni del territorio, oltre al Chianti Classico. Il lettore non è davanti a un rudere isolato né a una semplice cantina, ma a un luogo dove le pietre residue e il lavoro del vino stanno nello stesso quadro.

Il 1944, quando il borgo fu colpito

Nella storia di Monterinaldi c'è poi una ferita netta, che impedisce ogni immagine troppo composta del luogo. Nel 1944 le abitazioni furono incendiate per rappresaglia, la villa castello fu depredata, i militari tedeschi compirono razzie. Bastano questi fatti a cambiare il passo del racconto, perché ricordano che le colline del Chianti hanno conosciuto anche la violenza diretta, entrata nelle case e nelle stanze di un insediamento piccolo.

È un passaggio che qui conta più di molte genealogie, perché restituisce corpo al luogo. Monterinaldi non è soltanto un nome medievale sopravvissuto, è anche un abitato che nel Novecento ha subito un colpo preciso. Quando si guarda ciò che resta dell'antico castello e ciò che oggi lo ha sostituito, conviene tenere insieme anche questo, la lunga durata dei secoli e l'urto improvviso della guerra.

Fra Panzano e Radda in Chianti, la storia qui si prende meglio con un calice in mano che da una torre.

Un luogo da vivere nel bicchiere e nei campi

Oggi Monterinaldi si vive in modo molto chiaro, attraverso la tenuta e quello che vi si fa. Monterinaldi propone visite e degustazioni nel Chianti Classico, e già questo basta a dare una forma concreta alla sosta, perché qui il vino non è una cornice, è la maniera più giusta per entrare nel luogo. Ci sono anche esperienze diverse, dalla scuola di cucina alla caccia al tartufo, fino alla vendemmia turistica, tutte attività che spostano Monterinaldi fuori dalla visita puramente contemplativa e lo riportano a un gesto, a un raccolto, a una tavola.

Se si cerca un castello intero, conviene guardare altrove. Se invece interessa un punto del Chianti dove un'antica sede feudale, ridotta nei suoi resti, è diventata una tenuta da attraversare anche con un calice in mano, allora Monterinaldi trova la sua misura esatta. Si arriva fra le colline, si guarda ciò che resta, poi si passa al vino, che qui non cancella la storia, la continua in un'altra forma.