Villa Brody, il Chianti che non finge di essere rustico
A Chiocchio una casa di Roberto Monsani entra nelle colline del Chianti senza travestirsi, con cemento bianco, vetrate e rigore.
Una casa nel Chianti che sceglie di non somigliare al Chianti
La cosa che distingue Villa Brody da quasi tutto ciò che la circonda è semplice e netta, e basta da sola a farne un luogo da guardare con attenzione. Sulle colline dove ci si aspetterebbe una casa che imiti la memoria rurale, qui compare invece un edificio di estrema rigorosità geometrica, in calcestruzzo armato a vista, con copertura piana, grandi vetrate e un impianto longitudinale che non cerca riparo nella tradizione, ma si misura apertamente con il paesaggio.
È questo il suo gesto più forte. Non si nasconde, non addolcisce il proprio linguaggio, non prova a sembrare altro. Collocata quasi a sbalzo sulla collina e proiettata verso la vallata, la villa entra nel Chianti per contrasto, e proprio per questo finisce per starci dentro con precisione.
Arrivando da nord, l'asse e la soglia
Si arriva dal viale di accesso e l'ingresso si trova a nord, in asse, come se la casa avesse deciso con chiarezza da quale parte farsi incontrare. Davanti all'entrata ci sono grandi riquadri di cemento rasato, una soglia esterna che prepara subito il tono del luogo, e basta fermarsi lì un momento per capire che qui il rapporto con la collina non passa dal folclore, ma dalla misura. Da un lato la massa dell'edificio trattiene, dall'altro le aperture lasciano correre lo sguardo verso la vallata.
Il lato est, quasi totalmente chiuso verso l'abitato di Chiocchio, stringe il volume in lunghi setti perimetrali di cemento bianco faccia a vista. Gli altri lati invece si aprono con vetrate a tutta altezza. È una casa costruita sull'alternanza fra protezione e affaccio, fra parete piena e trasparenza, fra un dentro raccolto e un fuori che entra con decisione.
Due piani, pochi gesti decisivi
La villa fu progettata da Roberto Monsani e realizzata fra il 1972 e il 1973 come abitazione unifamiliare. Si organizza su due piani, con ingresso, cucina e sala da pranzo al livello superiore, e sotto il soggiorno, un piccolo studio e la zona notte. Ma più della distribuzione conta il modo in cui alcuni dettagli rendono leggibile l'idea di casa. La parete camino, apribile fra soggiorno e piccolo studio retrostante, e la scala rettilinea addossata al lato ovest lavorano con la stessa chiarezza dell'impianto.
Anche gli interni seguono una coerenza riconoscibile. Monsani disegnò gli arredi e li fece realizzare da artigiani locali. Non sono curiosità decorative, sono il prolungamento della stessa idea architettonica, un linguaggio limpido ed essenziale portato dentro la vita quotidiana.
Una casa guardata da vicino anche da Richard Meier
Che questa non sia una semplice villa privata lo conferma anche un fatto poco comune. Secondo le parole del progettista, Richard Meier visitò la villa appena terminata. Basta registrarlo per quello che è, il segno che questa casa, nata sulle colline di Chiocchio, entrò subito in una conversazione architettonica più ampia.
Villa Brody è ricordata come l'opera più celebre di Monsani e come uno degli esempi più significativi dell'architettura moderna nelle colline del Chianti. Fra pievi, castelli e fattorie, questa casa tiene il punto di un altro Novecento, quello che non copia il paesaggio ma lo affronta con forme esatte.
Come viverla oggi
La proprietà è privata, e questo cambia il modo di avvicinarsi al luogo. Non la si visita liberamente, la si capisce da fuori, cercando il momento in cui l'asse d'ingresso si allinea e la casa mostra insieme il suo lato chiuso e quello aperto verso la valle. Conviene raggiungere Chiocchio con l'idea di tenere negli occhi un contrasto, fra la grammatica antica delle colline del Chianti e questa casa che ha scelto il cemento bianco, la vetrata e la linea retta.