Cintoia, il borgo che vive sotto un castello quasi scomparso
Un nucleo antico del Chianti dove il cassero si intravede appena, e il paese continua a ritrovarsi davanti a un tabernacolo votivo
Cintoia si lascia capire da ciò che non si vede quasi più
Ci sono borghi che si annunciano da lontano, con una torre intera, una porta, una cinta che tiene insieme il racconto. Cintoia fa il contrario. Qui il fatto decisivo è che il castello, che pure ha dato origine al borgo, è quasi tutto distrutto, e la sua parte più alta oggi si distingue a stento, non si visita, perché è abitazione privata. Si arriva così in un luogo che non consegna subito il proprio profilo, lo costringe a cercarlo nelle pietre basse, nelle case ristrutturate, in quel poco che resta della cinta muraria e nella salita verso Cintoia Alta, dove il cassero si sottrae più di quanto si mostri.
È questo a rendere Cintoia diversa da molti altri borghi del Chianti. Non un castello da entrare, ma un castello da ricostruire con gli occhi, salendo. Sotto al cassero si sviluppò un borgo attestato almeno dal 1153, il burgo de castro de Cintorio, e dentro quel borgo stavano la chiesa parrocchiale e anche uno spedale, un ricovero per viandanti. Il viaggiatore, qui, non incontra un episodio isolato ma un piccolo organismo nato attorno a un punto di difesa e di passaggio, che aveva già in sé il bisogno di accogliere.
Camminando nell'abitato, il racconto affiora nei dettagli materiali. Si vedono edifici con archivolti, architravi, muratura in filaretto, segni che non hanno bisogno di alzare la voce. Conviene guardare soprattutto in alto e lungo i margini, dove le abitazioni ristrutturate lasciano ancora leggere la struttura del borgo. Poi si prende il percorso verso il castello di Cintoia Alta, e proprio lì il luogo fa la sua mossa più netta, perché non offre una meta pienamente disponibile ma una presenza trattenuta, quasi una rovina assorbita nella vita quotidiana.
Cintoia fu anche più di un pugno di case sotto un cassero. La sua importanza locale si legge nel fatto che diede nome a una lega ricordata nei primi anni del Trecento come Liga Cintoie et Vallis Robiane, costituita dal plebato di Cintoia, da quello di San Miniato di Rubbiana e da alcuni popoli del plebato dell'Impruneta. Basta trattenere questo, da qui passava un pezzo di organizzazione del territorio, e un borgo oggi raccolto ebbe una funzione più larga della sua misura.
Accanto a questa storia lunga, a Cintoia resta un gesto molto concreto e molto presente, che dice come un luogo continua a vivere. Davanti al tabernacolo eretto come voto dopo lo scampato pericolo della peste si è riaperto il rito della Messa e della festa. Dopo il restauro iniziato nel 2004 grazie a Francesco Bonechi e ad altri volontari, per alcuni anni qui si è svolta una festa con Messa e merenda, e nel 2024 il Comitato di Cintoia ha riorganizzato la tradizione. È un dettaglio solo in apparenza minore, perché riporta il borgo al suo uso più vero, non quello di fondale ma quello di luogo dove una comunità torna a presentarsi.
Per viverla, Cintoia chiede soprattutto due cose. La prima è di attraversarla lentamente, cercando le tracce del borgo sotto il castello quasi scomparso, senza aspettarsi un monumento consegnato per intero. La seconda è di imboccare il Sentiero della Memoria della Valle di Cintoia, un anello sui luoghi delle stragi nazifasciste del 1944, che ha qui il punto di partenza del primo itinerario e conduce anche verso il castello di Cintoia Alta. Così il borgo smette di essere un nome e torna a essere un passaggio, come lo era quando ospitava viandanti, solo che oggi il cammino porta dentro una memoria più recente e dura.