La porta che si accende, dentro il vino del Chianti
A Greve il Museo del Vino entra nelle vecchie cantine e fa alzare la testa sugli strumenti, sui gesti, sulla materia del lavoro.
Un museo che comincia da una cantina vera
La cosa che distingue questo luogo non è il tema, perché di musei del vino se ne incontrano molti, ma il fatto che qui il racconto entra in un edificio nato per fare vino davvero. Le cantine furono costruite nel 1893 da Ernesto Leproni, e da sempre questo spazio era adibito a cantina vinicola. Il museo, voluto da Lorenzo e Stefano Bencistà Falorni e aperto nel duemilanove, non mette dunque il vino in scena dentro un contenitore neutro, lo riporta in un luogo che del vino ha avuto il peso, l'odore, il lavoro.
Si arriva in uno dei punti vendita, si richiede la tessera d'ingresso, poi si passa alla soglia con quel piccolo oggetto in mano, e qui il museo trova il suo gesto più netto, perché i lettori aprono la porta e accendono le luci. È un ingresso quasi teatrale, ma la scena non è artificio, serve a far sentire che si entra in uno spazio di deposito e di mestiere, dove il racconto del Chianti comincia dalla materia, non dal pannello.
Gli strumenti, più delle parole
La visita accompagna tra oggetti legati al vino e alla sua produzione, antichi strumenti per la viticoltura e la produzione del vino, targhette essenziali e un'audioguida multilingue che segue l'evoluzione delle tecniche produttive, dalla pigiatura all'imbottigliamento e all'etichettatura. Anche la piccola selezione di strumenti per produrre l'olio allarga il racconto senza tradirlo, e ricorda che il territorio, prima di essere un nome da bottiglia, è stato un sistema concreto di lavori.
Celebra due secoli di tradizione artigiana e vitivinicola del Chianti, ma lo fa restando vicino alle cose. Racconta così l'evoluzione delle tecniche produttive del vino attraverso strumenti e oggetti di lavoro.
Come viverlo a Greve
Il Museo del Vino è concepito come parte della Falorni Experience, e il modo giusto di prenderlo è proprio questo, non come visita isolata ma come una tappa che continua in enoteca. Dopo una degustazione all'Enoteca Falorni si prosegue con il museo, oppure si conclude con specialità di cibo e vino del Chianti, un pranzo o un aperitivo. La visita è autoguidata e accompagnata da audioguida multilingue. La materia riporta anche visite guidate gratuite, ma non è chiaro quale formula sia attiva in modo stabile. Resta fermo il senso del percorso, tenere insieme il racconto degli strumenti e il vino del territorio.
È questo il suo modo di farsi ricordare, non un museo sul vino, ma un passaggio dalla cantina alla memoria e dalla memoria al calice, nello stesso gesto.