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Santa Maria della Neve, la cappella nata sul castello perduto di Montagliari

A Montagliari i Gherardini ricostruirono una cappella accanto al castello distrutto dai fiorentini, e nella facciata resta inciso il peso della memoria.

Una cappella costruita dove prima c'era una ferita

La cosa che distingue Santa Maria della Neve da tante cappelle di campagna del Chianti non è la devozione, né il paesaggio, ma il motivo per cui esiste. Qui i Gherardini la vollero accanto al castello di Montagliari, distrutto dai fiorentini nell'agosto del Trecento, e la ricostruirono nel Seicento come memoria di quella perdita. Non una chiesa nata per servire un podere o una strada, dunque, ma un edificio che tiene il posto di qualcosa che non c'è più.

Arrivando a Montagliari, la cappella si incontra fra il costruito e l'aperto, con la valle intorno. Ci si ferma davanti alla facciata e il dettaglio che trattiene è anche una lapide in pietra con inciso un bando degli Otto di Balia, affissa nel Seicento. È un segno duro, quasi civile prima che religioso, che sposta subito lo sguardo. Non si è davanti a una cappella isolata dal mondo, ma a un luogo in cui fede, famiglia e storia pubblica si sono saldate nella pietra.

Non nacque per un villaggio, ma per ricordare un castello distrutto.

Barocco raccolto, memoria lunga

La cappella è a navata unica. Dentro conserva altari laterali. Più che addentrarsi in descrizioni minute, basta questo per capire il carattere del luogo. È una misura raccolta, privata anche nella forma, coerente con la sua storia e con la sua condizione di oggi, perché appartiene a privati.

Quando non la si trova aperta, conviene restare fuori qualche minuto e leggere il luogo nel suo insieme, la cappella accanto al castello dei Gherardini, la memoria di una distruzione antica, la facciata che porta ancora un testo inciso, il paesaggio di Montagliari intorno. È uno di quei casi in cui non serve entrare subito per capire dove si è. La prima visita, qui, è stare davanti a un ricordo costruito.

Come viverla davvero

Se capita una delle aperture legate a feste religiose, si entra per vedere la navata e gli altari. Altrimenti la cappella si guarda da fuori, meglio sostando senza fretta davanti alla facciata e poi prendendo il tempo di osservare il contesto di Montagliari, perché il suo senso sta nel rapporto con il castello e con la valle, non in un dettaglio isolato.

Resta anche una curiosità che qui continua a circolare, quella di un possibile legame con un disegno di Leonardo da Vinci agli Uffizi. Va tenuta per quello che è, una tradizione, non il fatto decisivo. Il fatto decisivo è già sufficiente, e sta tutto in questa piccola cappella ricostruita dai Gherardini là dove la loro storia era stata spezzata.

Sulla facciata resta inciso un bando degli Otto di Balia, come se la storia non avesse mai lasciato il muro.