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San Martino a Sezzate, la chiesa che restò in piedi

A Sezzate, accanto al castello, la chiesa di San Martino conserva un Cristo gotico e i segni del patronato dei Bardi.

La chiesa che attraversò le lotte meglio del castello

A Sezzate c'è un fatto che cambia subito lo sguardo, il castello nelle lotte subì gravi danni, la chiesa di San Martino fu invece risparmiata. È da qui che conviene entrare, non da una cronologia, perché spiega perché questo edificio oggi non si guarda come un semplice annesso del vicino complesso, ma come ciò che ha tenuto insieme la memoria del luogo quando il resto cedeva.

Si arriva all'uscita nordorientale del villaggio, dove la chiesa sta accanto al castello e al paesaggio del Chianti. Intorno al luogo si leggono tracce di frequentazione antica, e la posizione sul crinale aiuta a capire perché qui ci fosse un insediamento prima delle attestazioni medievali. Questo non è un fondale erudito, è ancora un modo concreto di leggere il posto, perché spiega il peso di San Martino dentro un sistema di strada, castello e campagna.

A Sezzate il castello fu ferito dalle lotte, la chiesa di San Martino fu risparmiata.

Dentro, la chiesa è a navata unica, con la sagrestia dietro l'altare, e porta addosso i segni dei secoli senza farne sfoggio. Sulle pareti restano frammenti di affreschi con scene della vita di san Martino. A sud compare san Martino cavaliere, in un'immagine attribuita a Mariotto Albertinelli. Sopra l'altare maggiore si legge invece la stagione del patronato dei Bardi, che lasciò un segno concreto anche nell'iscrizione che ricorda una donazione di Scipione di Jacopo Bardi alla fine del Cinquecento.

Ma il punto in cui l'occhio si ferma davvero è la parete orientale, dove è appesa una grande croce con un Cristo gotico della fine del Duecento. Il corpo conserva ancora la policromia originale in larga parte, e questo basta a spostare il tono della visita, perché non si ha davanti una sopravvivenza neutra, ma una presenza ancora fisica e materiale. Dopo aver guardato gli affreschi e l'altare, è lì che si torna, e si capisce meglio anche il fatto iniziale, la chiesa risparmiata, il castello ferito, il luogo che continua a parlare soprattutto attraverso ciò che è rimasto sul suo muro.

Il legame con i Bardi si legge senza bisogno di inseguire tutta la genealogia. La chiesa era sotto il loro patronato, e tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento quel rapporto lasciò segni concreti. Una pianeta con gli stemmi Bardi e Strozzi, riferibile a un matrimonio della famiglia, oggi si trova al Museo di Arte Sacra di Greve in Chianti. Anche fuori dalla chiesa, dunque, il racconto di Sezzate continua per frammenti.

Tra gli oggetti ricordati per San Martino ci sono anche arredi liturgici di età medievale e tardomedievale. Anche i battenti laterali con figure legate al santo richiamano un'identità che qui non è solo un titolo, ma una presenza che ritorna nelle immagini dell'edificio.

Sulla parete orientale è appesa una grande croce con un Cristo gotico della fine del Duecento.

San Martino a Sezzate si vive così, arrivando dal villaggio e tenendo insieme tre distanze, quella ravvicinata della parete dipinta e del Cristo gotico, quella del complesso con il castello e gli oliveti, quella più larga del crinale. Per il resto, il luogo chiede uno sguardo lento, perché una parte della sua storia si vede ancora sulle pareti, un'altra prosegue poco dopo, a Greve in Chianti, dove sono conservate opere provenienti da qui.