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Vignaccia76 · CC BY-SA 3.0

Sezzate, il castello che sopravvive in un dipinto

Quasi distrutto oggi, Sezzate conserva la sua forma antica soprattutto in una pala che lo mostra prima dei rimaneggiamenti di età moderna

Il castello che si vede meglio altrove

A Sezzate accade una cosa rara, il castello che oggi si incontra tra San Polo e Strada in Chianti, ridotto nella torre alla sola parte basamentale, si capisce davvero grazie a un'immagine conservata in una pala. È lì che compare prima delle modifiche di età moderna, sullo sfondo della Madonna col Bambino tra sant'Antonio abate, santa Lucia, san Giovannino e due membri della famiglia Bardi in preghiera, come se la pittura avesse trattenuto il profilo che la pietra non è più in grado di dare da sola.

È questo il fatto che distingue Sezzate da molti altri castelli del Chianti, non soltanto una rovina da leggere sul posto, ma una rovina che possiede un proprio ritratto antico. Si arriva nel paesaggio della valle di Cintoia, e quando la strada si avvicina al punto più alto del complesso resta soprattutto da guardare la forma dell'abitato raccolto dentro una cinta quasi circolare, fatta delle stesse case che la compongono. In alto, dove stava la torre, il castello si interrompe nel basamento rimasto, e proprio quella mancanza costringe a immaginare il resto.

A Sezzate il castello si capisce davvero guardando il dipinto che lo mostra com'era prima dei rimaneggiamenti.

Un castello dei Bardi, ma anche una piccola comunità

Sezzate è ricordato in un documento dell'abbazia di San Cassiano a Montescalari nella seconda metà del Duecento, e più avanti appare non soltanto come fortificazione ma come comunità rurale, con una platea communis attestata nel Trecento. È un dettaglio che cambia la lettura del luogo, perché dentro la cinta non c'era solo un presidio signorile, c'era un piccolo organismo abitato, raccolto attorno a uno spazio comune. Il dominio dei Bardi e il loro patronato nella vicina chiesa di San Martino tengono insieme castello e territorio, potere e devozione.

La pala aggiunge a questa storia un secondo livello. I committenti Bardi sono inginocchiati, san Giovannino è sui gradini del trono, e dietro si apre uno scorcio di paesaggio in cui si riconosce Sezzate prima dei rimaneggiamenti di età moderna, forse con il fiume Ema. Di fronte a ciò che resta, la memoria del castello non passa solo per i muri ma per lo sguardo di chi lo fece dipingere quando il suo profilo era ancora intero.

Come viverlo oggi

Sezzate si vive anzitutto nel paesaggio che lo tiene. Conviene arrivare pensando insieme al castello e alla chiesa di San Martino, perché il rapporto fra i due luoghi è uno dei fili più chiari della sua storia, e fermarsi quel tanto che basta per leggere la geometria della cinta e il punto più elevato dove resta la base della torre. Se poi si incontra la pala proveniente dalla chiesa di San Martino a Sezzate, il castello si ricompone, e ciò che sul posto manca torna a stare in piedi per un momento, in una figura dipinta secoli fa.

Della torre resta il basamento, il resto bisogna andarlo a cercare nella pala legata ai Bardi.