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Vignaccia76 · CC BY-SA 3.0

Santa Croce, la chiesa giovane che raccoglie il Chianti antico

A Greve in Chianti la parrocchiale più giovane del comune conserva opere arrivate da chiese del territorio

La particolarità di Santa Croce sta in un rovesciamento che a Greve si capisce subito, appena si entra dalla piazza. La chiesa storica più giovane del comune è anche quella che raccoglie memorie antiche del territorio, perché dentro le sue tre navate sono confluite opere arrivate da altre chiese della campagna, come se il capoluogo, crescendo intorno al mercatale, avesse finito per richiamare a sé una parte della propria storia dispersa.

Si arriva in piazza Matteotti seguendo il movimento del paese, sotto i portici, fra tavoli, botteghe e passaggi continui, poi la facciata di Santa Croce chiude la prospettiva con il suo porticato a tre arcate. È un ingresso urbano, non appartato, e dice molto del luogo, perché questa non è una chiesa nata lontano dall'abitato, ma sul punto più pubblico di Greve, là dove il borgo di mercato è diventato paese.

La chiesa storica più giovane del comune conserva opere arrivate da chiese del Chianti.

L'edificio attuale fu costruito fra il 1833 e il 1835, su progetto di Luigi de Cambray Digny, al posto di una cappella più antica. È dunque una chiesa ottocentesca, in forme neoclassiche e neorinascimentali, la più giovane fra le chiese storiche del comune, ma al suo interno il tempo si fa meno lineare di quanto lasci immaginare la data della fabbrica. Lungo le pareti e nelle cappelle compaiono infatti opere che vengono da altrove, da altre chiese del territorio, e Santa Croce finisce per assomigliare a una mappa religiosa del Chianti raccolta sotto un solo tetto.

Fra le presenze che meglio raccontano questo carattere c'è il Crocifisso ligneo attribuito a un anonimo scultore spagnolo dei primi del Quattrocento, proveniente dalla pieve di San Cresci a Montefioralle. Un'altra opera arriva dalla chiesa di San Silvestro a Convertoie, il trittico della Madonna e santi di Bicci di Lorenzo, collocato nella cappella a destra dell'altare maggiore. Nella cappella a sinistra dell'altare maggiore si trova inoltre un ciborio in terracotta invetriata attribuito a Santi Buglioni. Non sono semplici opere conservate, sono spostamenti che raccontano il territorio, le sue chiese minori, i trasferimenti di devozione e di memoria.

Anche per questo conviene guardare Santa Croce con calma, senza fermarsi alla facciata. A metà della navata destra si incontra una Madonna col Bambino attribuita al Maestro di Greve, legata in origine al tabernacolo sotto le logge della piazza, mentre lungo la parete sinistra è collocata una piccola Annunciazione del Trecento attribuita a Giovanni dal Ponte. In una chiesa costruita nell'Ottocento, il Trecento e il Quattrocento non fanno da premessa, stanno ancora lì, dentro lo spazio del culto quotidiano.

C'è poi un altro dettaglio che lega Santa Croce a Firenze, e sta nel soffitto, la cui decorazione richiama quella di Santo Spirito. Basta alzare gli occhi per capire che questa parrocchiale affacciata sulla piazza è stata pensata per dare al centro di Greve una chiesa in rapporto diretto con il suo spazio pubblico.

In piazza Matteotti Santa Croce chiude il mercatale di Greve e, dentro, riunisce secoli diversi.

Il modo giusto di viverla è semplice, si entra dopo aver percorso la piazza, si lascia per un momento il rumore del mercatale e si guarda come l'interno raccolga secoli diversi in un solo edificio. Se poi si vuole continuare fuori dalla chiesa, basta restare nel centro di Greve e leggere Santa Croce insieme agli altri luoghi della fede del territorio, perché qui una chiesa parla anche per quelle che non si hanno davanti.