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Vignaccia76 · CC BY-SA 3.0

San Donato a Mugnana, la chiesa che custodisce un capitello di caproni

Accanto al castello di Mugnana, una chiesa romanica si lascia capire alzando gli occhi su un capitello erratico, più antico di molte storie

Una pietra storta, due caproni, tutta la chiesa intorno

Ci sono chiese che si ricordano per una facciata, altre per un dipinto, altre ancora per il nome di chi le ha avute in sorte. San Donato a Mugnana chiede di entrare da una pietra, e non da una grande pietra d'angolo, ma da un capitello erratico con figure di caproni e motivi simbolici, un frammento che sembra rimasto lì a dire che i luoghi di campagna non si costruiscono una volta sola, si compongono, si spostano, si rimettono insieme, e qualche volta il dettaglio più vivo è proprio quello che non nasce per stare dove oggi lo si guarda.

Si sale con una strada che attraversa i campi, in pendenza, e la chiesa non si offre subito tutta intera. Prima viene il rapporto con Mugnana, il castello vicino, poi il tabernacolo della Madonna in cima alla salita, poi il respiro largo delle colline del Chianti. Quando si arriva, la misura del luogo è quella raccolta delle pievi di contado, e l'occhio, invece di fermarsi all'insieme, conviene che cerchi quella pietra scolpita, i caproni, il segno inciso di un lessico antico e concreto, quasi pastorale, che in una chiesa così appartata pesa più di molte dichiarazioni di stile.

A San Donato a Mugnana l'occhio si ferma su un capitello erratico con figure di caproni.

Il resto si dispone intorno con discrezione. L'impianto è romanico, la chiesa ha una sola navata, sopra il portale d'ingresso una lunetta con la Madonna, lungo le pareti laterali la Via Crucis e gli altari in pietra serena. Dentro restano anche opere e arredi che raccontano una continuità devota più che una collezione, un busto ligneo di San Donato, reliquiari nella sagrestia, reliquie di San Primo martire, sei specchi con cornice dorata, opere di Nicodemo Ferrucci e la Guarigione del cieco nato del Sagrestani. Ma anche qui conviene non lasciarsi prendere dall'inventario, perché San Donato non vive di abbondanza, vive di concentrazione, e quella concentrazione porta sempre di nuovo a un dettaglio materiale, alla mano che ha scolpito, alla pietra che è passata da un contesto a un altro ed è rimasta a fare il suo lavoro di memoria.

Una parte della storia artistica della chiesa, del resto, è fatta anche di ciò che da qui è uscito. Un dipinto proveniente da San Donato si trova nella chiesa di Santa Maria a Chiocchio, è il Riposo della fuga in Egitto, copia della Sacra Famiglia di Andrea del Sarto conservata a Roma. È un indizio importante, perché dice che questa chiesa, pur raccolta e appartata, non è mai stata muta, ha partecipato a una circolazione di immagini, devozioni, modelli, e ha tenuto insieme il respiro locale e quello più largo della pittura toscana.

Si sa anche che la chiesa è in prossimità del Castello di Mugnana e che la sua vicenda ha conosciuto ristrutturazioni dal Trecento fino a una ricostruzione del Novecento. Ma la sua identità non sta nel riassunto dei secoli. Sta in quel modo speciale di tenere insieme il frammento e l'insieme, il luogo fortificato e la chiesa parrocchiale, la strada in salita e la stanza degli arredi sacri, la devozione corrente e una pietra scolpita che obbliga ad alzare la testa e a fermarla lì.

Come viverla oggi

Si può salire fin qui per vedere dall'esterno il rapporto fra la chiesa, il castello e le colline del Chianti, fermandosi al tabernacolo in cima alla salita e poi continuando verso Chiocchio. È il modo giusto per capirla, perché prima ancora dell'interno qui parla la posizione del sacro nel paesaggio, appartata ma non isolata, vicina a un castello e aperta su campi che costringono il passo a rallentare.

Si arriva per una salita tra i campi, con un tabernacolo in cima e il castello poco lontano.