San Miniato a Rubbiana, la pieve dove il romanico riaffiora dai rifacimenti
Una pieve del Chianti che si lascia capire alzando gli occhi su un'abside e sulle tracce murate della navata
La parte più antica non si cerca dentro, si legge fuori
Alla Pieve di San Miniato a Rubbiana conviene arrivare con un'idea semplice, che qui si capisce subito e altrove molto meno. La sua storia non sta tutta nell'interno, dove i rifacimenti tra Ottocento e Novecento hanno cambiato molto, ma riaffiora soprattutto all'esterno, nei muri romanici ancora visibili, nell'abside semicircolare, in quella piccola finestra a doppio strombo con archivolto in laterizio che basta da sola a rimettere il luogo nella sua età più antica.
Si sale da San Polo verso la Val di Rubbiana, e la pieve si incontra così, lungo una strada che prepara poco alla volta lo sguardo. Quando ci si ferma accanto alla chiesa, la prima cosa da fare non è entrare, ma girarle intorno. Sul lato e dietro l'abside restano le tracce della costruzione romanica, e si riconoscono le aperture antiche poi chiuse. Sono segni minuti, ma sono quelli che contano, perché raccontano la fabbrica prima dei rifacimenti che hanno cambiato il volto interno.
La pietra che ricorda una consacrazione, il muro che ricorda tutto il resto
La pieve è attestata dall'inizio del secolo undicesimo ed è legata alla consacrazione del 1077, ricordata da una lapide. È un fatto importante, ma qui il punto non è fermarsi alla data. Il punto è che quella consacrazione si può pensare mentre si guarda un muro sopravvissuto, non un racconto astratto. A Rubbiana la continuità non passa solo dalle memorie scritte, passa da una muratura che è rimasta visibile nonostante i rifacimenti.
Per questo la pieve ha un modo molto preciso di essere guardata. Si alza la testa verso l'abside, si segue il taglio della finestrella, si osserva come la pietra e il laterizio stiano insieme con necessità costruttiva. Poi si rientra nella navata con un'altra misura negli occhi, perché ciò che dentro appare più tardo si legge meglio dopo aver visto fuori ciò che resiste.
Pieve antica sotto il titolo di S. Miniato nella Comunità Giurisdizione e circa 8 miglia a settentrione di Greve, Diocesi di Fiesole, Compartimento di Firenze.Emanuele Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana
Dentro, un dipinto che chiede di avvicinarsi
Una volta entrati, il punto fermo è la Madonna del Rosario di Francesco Curradi. Non tanto per aggiungere un nome, quanto per il modo in cui l'immagine è costruita e incorniciata dai Misteri del rosario, che trattengono lo sguardo e lo costringono a passare dal centro al bordo, dalla figura principale alla corona narrativa che la circonda. In una pieve che all'interno porta addosso i rifacimenti, questo dipinto è un luogo nel luogo, una sosta più raccolta.
Nella chiesa c'è anche un piccolo organo ottocentesco, presenza minuta, quasi una misura del tono di questa chiesa, che non lavora per grandezza ma per stratificazione. Restano la fondazione romanica all'esterno, la memoria della consacrazione, i dipinti secenteschi, i rifacimenti tra Ottocento e Novecento, e tutto tiene insieme senza bisogno di essere spiegato troppo.
Cosa farci davvero
A San Miniato a Rubbiana non si viene per cercare un interno intatto. Si viene per vedere come una pieve antica continui a parlare anche quando il tempo l'ha ricoperta, e per farlo conviene muoversi con lentezza attorno all'edificio, fermarsi sull'abside, cercare le tracce delle aperture murate della navata e solo dopo entrare. Se si passa da San Polo, questa è una deviazione breve che cambia il modo di guardare molte chiese di campagna del Chianti, perché insegna una cosa precisa, che talvolta la parte più vera è quella rimasta sul retro, in un muro.