San Francesco a Greve, l’oratorio dove il Compianto non si è mosso
A Greve in Chianti, nell’oratorio di San Francesco, il Compianto sul Cristo morto è ancora sopra l’altare per cui fu pensato.
L’altare è ancora al suo posto, e con lui il dolore
Nell’oratorio di San Francesco, sopra l’altare, il Compianto sul Cristo morto ha mantenuto la sua posizione originaria. È questo il fatto che cambia tutto, perché non si entra in una sala che ha raccolto opere da altrove, si entra in un luogo dove l’opera principale continua a governare lo spazio per cui era stata pensata. Le sette figure in terracotta policroma, avvicinate allo stile di Baccio da Montelupo, non stanno semplicemente esposte, stanno ancora sopra il loro altare, e l’oratorio continua a farsi leggere a partire da lì.
Si sale verso San Francesco lasciandosi alle spalle la piazza del mercato, e l’arrivo ha ancora un carattere raccolto, appartato rispetto al centro. Il percorso del museo inizia proprio nell’oratorio, dunque conviene fermarsi subito un momento sulla soglia, prima di guardare le altre opere, perché la prima cosa da capire è il rapporto fra la stanza e quel gruppo di terracotta che la tiene insieme. Alla destra dell’altare c’è una tavola trecentesca con l’Annunciazione, sulla parete di fronte una Madonna col Bambino tra i santi Bartolomeo e Francesco di Francesco Granacci, ma tutto, qui dentro, torna a quell’altare.
L’oratorio apparteneva all’ospizio di San Francesco, dipendente dal convento della Croce di San Casciano, usato come sosta dai frati in viaggio fra Firenze e Siena e come ricovero per la questua nel territorio. Il complesso fu costruito dopo la fondazione del convento di San Casciano, alla fine del Quattrocento. Non serve inseguire tutta la cronologia, basta trattenere questa continuità, il colle di San Francesco, i frati di passaggio, l’oratorio sorto accanto all’ospizio, poi divenuto sede del museo senza perdere il proprio centro.
Per chi guarda con attenzione, c’è un secondo punto su cui vale la pena alzare la testa e poi riabbassarla subito, il contrasto fra il gruppo del Compianto e ciò che gli sta sotto. L’altare è ornato da un paliotto in paglia naturale del Settecento, materia umile, che non cerca di gareggiare con la terracotta ma la accompagna. È un dettaglio che riporta l’arte al lavoro delle mani e all’uso concreto dell’oratorio, senza trasformarlo in una vetrina.
Oggi gli spazi dell’ex oratorio e dell’ex ospizio ospitano il Museo di Arte Sacra di Greve in Chianti. Il percorso continua fra oreficerie, arredi sacri, paramenti e una sezione archeologica. Ma il modo giusto di viverlo è semplice, si entra sapendo che il luogo non si esaurisce nel museo e che il museo, qui, comincia da una permanenza. Si guarda prima il Compianto nella sua posizione originaria, poi si esce sulla terrazza che d’estate ospita eventi culturali, e da lì si rimette insieme il rapporto fra San Francesco e il paese raccolto più in basso.