San Donato a Lamole, la chiesa dove il Trecento resta appeso ai vigneti
Una piccola chiesa parrocchiale dell’Ottocento, con navata unica e un trittico di scuola fiorentina del Trecento, nel nucleo sparso di Lamole
Una chiesa piccola, un trittico che trattiene lo sguardo
A San Donato a Lamole si entra da un contrasto netto, quasi da una correzione del tempo. Fuori c’è una piccola chiesa parrocchiale dell’Ottocento, dentro resta un trittico di scuola fiorentina del Trecento con la Madonna col Bambino e santi, e basta questo per capire che il luogo non si esaurisce nella sua misura. In una navata unica, dove tutto sembra raccolto e vicino, quella pittura cambia subito la scala della visita, perché porta in alto gli occhi e li ferma su una presenza più antica dell’edificio che la ospita oggi.
Lamole non è un paese compatto, ma una serie di piccoli agglomerati distribuiti lungo la via, e la chiesa sta dentro questa geografia sparsa come un punto di raccolta. Si arriva lungo la strada del borgo, tra vigne e muri a secco, e quando ci si ferma davanti a San Donato si capisce che qui la chiesa non è un episodio isolato, ma una forma del territorio. La misura raccolta dell’edificio, il suo stare sul crinale sopra la valle, il silenzio che si trova attorno, preparano proprio a quel gesto semplice che questo luogo chiede, alzare la testa verso una tavola trecentesca sopravvissuta ai rifacimenti.
È questo il fatto che distingue San Donato. Non tanto l’età medievale del luogo, né il rifacimento ottocentesco, ma il modo in cui un’opera del Trecento continua a reggere l’identità della chiesa. L’edificio visibile risale all’Ottocento, eppure il cuore dello sguardo sta altrove, in quel trittico fiorentino che custodisce la Madonna col Bambino e santi. In una chiesa così piccola, la pittura non fa arredamento, tiene insieme i secoli.
Qui conviene non disperdere l’attenzione. La visita, o anche soltanto la sosta, funziona se resta fedele alla sua misura. Si guarda la navata unica, si lascia che l’occhio si abitui alla semplicità dell’interno, poi si torna al trittico, che è il punto in cui San Donato smette di essere solo la chiesa di un piccolo borgo e diventa una stanza del Trecento rimasta aperta nel Chianti.
I vigneti che danno il buon vin di Lamole cotanto lodato, sono piantati fra i macigni di cotesto poggio, quasi sull'ingresso della contrada del Chianti.Emanuele Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, voce LAMOLE in Val di Greve
Il modo giusto di viverla
San Donato si vive bene insieme a Lamole, senza separare la chiesa dal suo paesaggio. Conviene arrivare con passo lento, fermarsi nel borgo e tenere la visita dentro il ritmo della strada, dei terrazzamenti, dei filari. Se non si trova aperta, la chiesa resta leggibile da fuori, dentro il piccolo sistema di case e vigne di Lamole, e vale la sosta proprio per questo rapporto stretto tra edificio, altura e campagna.