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Sailko · CC BY 3.0

San Donato a Citille, la chiesa che oggi si cerca nelle sue opere

Una delle chiese più antiche del territorio di Greve in Chianti, oggi trasformata, mentre la sua memoria vive anche altrove

La chiesa c'è ancora, ma una parte decisiva di San Donato a Citille ormai si incontra altrove

È questo il fatto che distingue San Donato a Citille da molte altre chiese di campagna del Chianti, perché qui non si arriva soltanto davanti a un edificio antico, si arriva anche davanti a una specie di assenza concreta. La chiesa, consacrata nell'undicesimo secolo, oggi è usata per attività private, mentre le opere che la raccontavano sono uscite da qui e hanno preso altre strade.

Si passa sulla strada che collegava le badie di Passignano e Montescalari e il luogo si capisce proprio così, non come una tappa da consumare in fretta ma come un punto del paesaggio da leggere con pazienza. Ci si ferma, si guarda la chiesa nel suo contesto rurale, si prova a tenere insieme due tempi diversi, quello della consacrazione antica e quello di un edificio che ha cambiato uso, e intanto si pensa che da questo spazio provengono un dipinto duecentesco oggi agli Uffizi e un polittico dei primi anni del Quattrocento oggi nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Greti.

A San Donato a Citille il fatto decisivo è questo, la chiesa è qui, ma una parte della sua storia ormai si cerca altrove.

San Donato a Citille ha dunque una storia che non resta tutta chiusa nelle sue mura. È una chiesa che continua a esistere anche per dispersione, perché una parte della sua identità si è spostata. Non è un dettaglio secondario, è il suo vero carattere. Ci sono luoghi che coincidono con ciò che mostrano, questo invece chiede di essere seguito. Per comprenderlo davvero conviene partire da qui e poi cercarne le tracce dove le sue opere sono finite.

C'è anche un'altra ragione per cui San Donato a Citille merita attenzione, ed è la nettezza con cui la documentazione distingue il certo dal dubbio. La chiesa è attestata con solidità. Attorno al toponimo di Citille, invece, gli studiosi hanno invitato alla cautela quando si parla di un vero castello. È un caso istruttivo, perché nel paesaggio toscano la fantasia corre spesso alle fortificazioni, qui invece il dato fermo è la chiesa.

Il modo più giusto di viverla nasce proprio da questa condizione. Non ci si va per cercare un interno rimasto intatto o una raccolta di opere ancora al loro posto, ci si va per vedere il punto d'origine, per stare qualche minuto sulla strada che la collega al resto del Chianti e per misurare lo scarto fra il luogo e ciò che da quel luogo è partito. Poi si può continuare verso Greti, dove è conservato il polittico proveniente da San Donato a Citille, e completare così una visita che qui, da sola, resterebbe a metà. In questo senso la chiesa non si esaurisce davanti alla facciata, chiede un piccolo inseguimento.

Si incontra sulla strada che collegava Passignano e Montescalari, ma per capirla davvero bisogna seguirne le opere fino a Greti.