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Vignaccia76 · CC BY-SA 3.0

L’oratorio dove l’acqua conta quanto la pietra

A Panzano, Sant’Eufrosino si racconta in un luogo doppio, tomba secondo la tradizione e sorgente di devozione.

L’acqua, prima di tutto

Qui la cosa decisiva non è soltanto l’oratorio, ma ciò che gli sta accanto. Sant’Eufrosino, nel Chianti, non si conserva solo in una dedica o in una memoria di pietra, si lega a una sorgente precisa, il Fontino, e a una devozione che per secoli ha portato pellegrinaggi fin qui. È questo il fatto che distingue il luogo, perché l’oratorio sorge, secondo la tradizione, sul luogo della sepoltura del santo, ma il culto continua a respirare anche nell’acqua che gli è vicina, quella di cui il santo si sarebbe servito in vita e che la credenza locale ha a lungo considerato benefica.

Arrivare fin qui

Si arriva nella campagna di Panzano e, più che cercare un monumento isolato, conviene guardare il rapporto fra i volumi. Davanti c’è l’oratorio, con l’aspetto che oggi è del Quattrocento, mentre dietro si trova la piccola cappella legata alla fonte. È un luogo da prendere insieme, facendo pochi passi nel piazzale retrostante, perché il racconto non si chiude sulla facciata e neppure sull’interno, continua verso quel punto dove la tradizione dice che il santo fece scaturire una polla d’acqua. In mano non si ha altro che il tempo di fermarsi, e di capire che qui il culto non nasce da un grande apparato, ma da una presenza minuta e tenace, una tomba, una cappella, una sorgente.

A Sant’Eufrosino il luogo decisivo non è solo l’oratorio, ma la sorgente che gli vive accanto.

Un edificio che tiene dentro più tempi

L’oratorio è ricordato già in una bolla del principio del XII secolo, ma l’edificio attuale non è anteriore alla metà del Quattrocento. Le origini più antiche affiorano ancora nella muratura, mentre il portico fu aggiunto molto più tardi. Dentro restano pochi elementi che bastano a dare corpo alla visita, due altari, la statua reliquiario di Sant’Eufrosino, un’edicola in pietra per esporre le reliquie, e soprattutto quell’ambone gotico a forma di edicola nel presbiterio, con lo stemma dei Peruzzi sulle mensole, presenza singolare in un luogo così raccolto.

Dietro, nella cappella del fontino, il discorso cambia ancora. Lì si trovano tracce di affreschi quattrocenteschi, un altare in pietra del XII secolo e l’apertura di un pozzo le cui acque furono ritenute terapeutiche. Non si ha l’impressione di un semplice annesso, ma di un secondo fuoco del luogo, quasi il punto in cui la pietà popolare ha continuato a tornare perché il santo, qui, non era soltanto ricordato, era atteso in un gesto concreto, quello dell’acqua cercata per le sue virtù.

Come viverlo

L’oratorio si visita con appuntamento, ed è il modo giusto per entrare in un luogo che ha misure raccolte e una storia fatta più di persistenze che di solennità. Quando non si entra, conviene comunque arrivare fin qui per vedere insieme l’oratorio e il fontino, perché la sostanza del posto è nel loro rapporto, e non in un solo scorcio.

Dietro l’edificio c’è una cappella del fontino, con altare antico, affreschi e memoria di un’acqua cercata per secoli.