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Vignaccia76 · CC BY-SA 3.0

San Cristoforo a Strada, la chiesa dei viandanti e del crocifisso dipinto

Nel paese di Strada in Chianti, un’antica parrocchia nata lungo la Cassia Adrianea conserva tracce romaniche e un crocifisso del Quattrocento

Qui il fatto decisivo non è soltanto l’età della chiesa, né il suo profilo romanico, ma il suo nome, San Cristoforo, che si lega con chiarezza alla strada, alla Cassia Adrianea, al passaggio di chi andava e veniva. Non una chiesa qualsiasi del Chianti, dunque, ma una chiesa nata dove si transitava, affidata al santo dei pellegrini, come se il paese avesse preso forma attorno a una protezione offerta prima ancora che a una facciata.

Arrivando nel centro di Strada in Chianti, fra le case del paese, la si incontra come si incontrano gli edifici che non sono stati messi in posa per essere guardati da lontano, ma sono rimasti nel mezzo della vita comune. Il portico a tre arcate introduce già al suo carattere, perché addolcisce la soglia e trattiene per un momento fra fuori e dentro, sotto archi che poggiano su colonne, mentre intorno passa ancora il paese che continua la sua giornata.

San Cristoforo a Strada nasce sulla via dei pellegrini, e il suo nome dice già come guardarla.

Si alza allora la testa su ciò che più conta vedere qui, il crocifisso ligneo della metà del Quattrocento, indicato come opera di Romualdo, abate di Candeli. È un incontro che cambia il passo della visita, perché dentro una chiesa legata ai viandanti compare un’immagine che chiede invece di fermarsi. Il legno, prima ancora della pittura, porta con sé una presenza concreta, quasi corporea, e basta questo a rendere la sosta più precisa, meno generica.

Il resto conviene prenderlo come un secondo cerchio attorno a quel centro. Le tracce romaniche restano, anche se la chiesa fu ampliata fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando il paese era cresciuto al punto da renderla insufficiente, e anche se il campanile attuale sostituì una precedente vela. Non c’è niente di museale in questa continuità, piuttosto il segno di un edificio che ha continuato a servire la comunità, cambiando misura senza perdere del tutto la propria origine.

Ci sono poi gli affreschi quattrocenteschi, accostati alla scuola di Paolo Uccello, e c’è un fatto che merita di essere tenuto a mente mentre si guarda una parete, furono scoperti nel 1973. In una chiesa così, questo vuol dire che per secoli una parte della sua voce era rimasta coperta, e che ciò che oggi appare antico è stato anche, a un certo momento, ritrovato. È un modo utile di stare davanti ai muri, non come superfici immobili, ma come luoghi che hanno nascosto e restituito immagini.

San Cristoforo a Strada si vive bene in due modi, entrambi fedeli al luogo. Se la chiesa è aperta per le funzioni o per la visita, si entra cercando soprattutto il crocifisso e poi gli affreschi, senza fretta, lasciando che sia una sola opera a trattenere lo sguardo. Se invece non si trova aperta, non resta affatto una meta mancata, si guarda il portico, si resta un momento nella piazza e si pensa al senso del suo titolo, una chiesa di viandanti rimasta lungo una strada antica.

Dentro, il momento da cercare è il crocifisso ligneo della metà del Quattrocento, attribuito a Romualdo, abate di Candeli.