Pietrafitta, le torri diventate dimore tra vigne e cantine
A Pietrafitta la chiesa mostra tre tempi insieme, il Duecento sotto, il porticato del 1714 davanti, la facciata del 1927 sopra.
Il porticato e la facciata
Sotto il porticato del 1714, arrivando nella piccola piazza della chiesa, si ha davanti una facciata del 1927. È la prima cosa che tiene lo sguardo, perché sembra parlare il linguaggio di un rifacimento novecentesco, e invece copre una chiesa molto più antica, San Jacopo, o San Giacomo, che risale al Duecento. A Pietrafitta il tempo non si dispone in fila, si sovrappone. Il portico sta davanti, la facciata viene dopo, la chiesa è ancora più indietro, e tutto resta nello stesso punto.
Quel rifacimento fu voluto dal parroco Alfredo Berlacchi e affidato all'architetto Severino Crott, allievo di Adolfo Coppedè. Non è un dettaglio da scheda, perché spiega bene ciò che si vede fermandosi qualche minuto sotto le arcate. La facciata non è un semplice volto esterno, è il segno di un paese che ha continuato a rimettere mano al proprio centro religioso senza cancellarne la radice. Anche la riapertura al culto, dopo il restauro, ha rimesso in uso un luogo che a Pietrafitta non è rimasto solo memoria.
La fortificazione che diventò abitato
Prima della chiesa, prima del porticato, c'era un'altra necessità. Pietrafitta nacque in epoca alto medievale come fortificazione di una preesistente curtis signorile, e la sua presenza è documentata dal XII secolo. Questa origine spiega anche il titolo del luogo, e spiega perché qui il passaggio dalle torri alle dimore non sia una figura, ma una trasformazione reale. Dove prima contavano difesa e controllo, con il tempo si è formato un abitato.
Un fatto basta a ricordare che quel carattere non era teorico. Nel 1453 il casale di Pietrafitta fu saccheggiato. Non serve aggiungere altro per capire che questo piccolo nucleo stava dentro una storia concreta di contese e vulnerabilità. Le torri, da presidio, sono diventate dimore, ma il borgo porta ancora dentro di sé quella partenza armata.
Le case d'estate
Col passare dei secoli Pietrafitta cambiò uso senza perdere il suo rilievo locale. Fino al XIX secolo fu residenza estiva delle famiglie Uguccioni e Da Cepparello, segno di un luogo che dalla difesa passò anche alla villeggiatura delle famiglie di rango. È un altro modo, molto chiaro, per leggere la stessa trasformazione. Le strutture nate per stare all'erta finirono per accogliere soggiorni stagionali, e in questo passaggio si misura bene il cambiamento del borgo.
Si arriva allora a guardare Pietrafitta per quello che offre oggi, con un passo lento. Conviene fermarsi davanti alla chiesa e leggere insieme i tre tempi che contiene, il Duecento dell'impianto, il 1714 del porticato, il 1927 della facciata. Poi si guarda l'abitato attorno, cercando proprio questo, il momento in cui un luogo nato come fortificazione si è fatto dimora. Se la chiesa non fosse aperta, da fuori si vede comunque il punto più chiaro del suo racconto, perché a Pietrafitta la storia è già tutta sulla soglia.