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Rencine, la sentinella fiorentina davanti a Monteriggioni

Un castello di frontiera del Chianti, rinforzato nel Quattrocento con un sopralluogo di Filippo Brunelleschi

Le mura che Brunelleschi venne a vedere

Operai dell'Opera del Duomo arrivarono qui nel 1430 per rinforzare le difese, e con loro passò anche Filippo Brunelleschi, chiamato a controllare le mura di Rencine. È da questa scena che il borgo si lascia capire meglio, come una postazione che Firenze teneva davanti a Monteriggioni, abbastanza esposta da chiedere uomini, pietre e uno sguardo esperto sulle fortificazioni.

Rencine stava infatti su una linea di confine, usato dalla Repubblica di Firenze come antemurale contro Monteriggioni. Per questo tornò più volte dentro le guerre, prima con l'assedio del 1397, quando le truppe di Alberico da Barbiano non riuscirono a prenderlo, poi con l'occupazione aragonese del 1452, resa possibile dal tradimento di un comandante fiorentino. Anche nel 1478 il luogo servì ancora, tanto da diventare quartier generale di Ferdinando I durante la seconda invasione aragonese del Chianti.

Nel 1430 Filippo Brunelleschi salì a Rencine per controllarne le mura.

Il tratto rimasto

Arrivando a Rencine, si incontra oggi un luogo che ha conservato più la forma della resistenza che l'interezza delle sue difese. Delle mura resta solo un piccolo tratto, abbastanza però per dare misura di che cosa fosse questo margine armato del Chianti. Si vede anche una finestra ad arco acuto, indicata come possibile resto della Turris Rincinis.

Il punto sta proprio in questo rapporto di fronte, in questa funzione di guardia avanzata che spiega sia la sua storia sia quel poco che ancora si lascia leggere nelle pietre.

San Michele e la facciata spezzata

Vicino al nucleo del castello, la chiesa di San Michele aggiunge un'altra misura del tempo lungo di Rencine. La parte sinistra della facciata conserva arcatelle cieche, semicolonne e mensole, mentre la parte destra fu ricostruita dopo un crollo.

Nei pressi della chiesa c'era anche un fonte battesimale monolitico e la canonica di San Michele dipendeva dalla pieve di San Leonino in Conio.

La villa che entrò dopo

Dentro il quadro di Rencine entra anche Villa Bargagli, che appartiene a una fase diversa del luogo. Ha due corpi di fabbrica collegati da una galleria, un torrione d'angolo, un cortile loggiato su due lati realizzato dopo il 1743 e uno scalone in pietra che nella parte inferiore procede a rampe e dal primo piano in poi curva con continuità. Davanti all'ingresso principale si trova una cappella gentilizia.

Rencine si capisce dalla sua funzione, una sentinella fiorentina davanti a Monteriggioni.

Nominarla serve perché mostra che, quando la funzione militare si allenta, a Rencine resta comunque un centro abitato capace di riorganizzarsi attorno ad altri usi e ad altre presenze. Non sposta però il baricentro del racconto, che resta quello delle mura e della loro posizione.

Quello che ci si fa oggi

A Rencine ci si va soprattutto per leggere sul posto un castello di frontiera ridotto all'essenziale, camminando nel piccolo nucleo e fermandosi tra il tratto superstite delle mura, la finestra ad arco acuto e la chiesa di San Michele.

Se non si entra in edifici specifici, da fuori si capisce comunque quasi tutto quello che conta, la misura raccolta del borgo, la facciata della chiesa con la sua parte ricostruita, il carattere di presidio che ancora resiste nella forma del sito. Rencine lascia in mano un'immagine netta, quella di una sentinella fiorentina davanti a Monteriggioni, abbastanza importante da far salire fin qui anche Brunelleschi per guardare una muraglia di confine.