Fonterutoli, dove il confine del Chianti diventò vino
Un borgo che tiene insieme antiche contese, la casa dei Mazzei e una pieve romanica ridotta a una sola navata
Il tavolo del Chianti
A Fonterutoli si chiuse una disputa di territori che aveva lacerato il Chianti, e questo basta a cambiare il passo con cui si entra nel borgo. Non si arriva soltanto a un gruppo di case raccolte attorno alla villa Mazzei e alla chiesa di San Miniato, si arriva in un luogo che per un momento fu tavolo, confine e soluzione, e che porta ancora addosso questa qualità concreta, quasi politica, del paesaggio chiantigiano.
Salendo verso l'abitato, il poggio trattiene lo sguardo e lo allunga, perché qui la materia non sta solo nelle pietre ma in ciò che esse rappresentarono. Fonterutoli era conosciuta ai tempi di etruschi e romani, dunque ha origini antiche, ma il fatto che la distingue è un altro, e resta inciso nella sua identità più della semplice durata nel tempo. Qui si misero fine alle contese del Chianti, e Ottone III intervenne per chiudere le tensioni tra Siena, Fiesole ed Arezzo.
Per viverla conviene fare proprio questo, arrivare senza fretta e fermarsi nel punto in cui il borgo si raccoglie attorno ai suoi edifici maggiori, lasciando che la mente tenga insieme il paesaggio e la sua antica funzione di frontiera. A Fonterutoli si guarda il Chianti anche come una terra discussa, contesa e poi composta.
La casa dei Mazzei sopra il castello scomparso
La forma attuale del borgo passa da una sostituzione netta. Il castello originario lasciò posto, alla fine del Cinquecento, alla villa padronale, e così il centro del potere cambiò faccia senza lasciare il luogo. È uno di quei passaggi che contano davvero, perché non aggiunge soltanto un edificio, cambia il modo in cui Fonterutoli si presenta ancora oggi.
La famiglia dei marchesi Mazzei si era stabilita nel castello di Fonterutoli fin dal 1435, e la villa Mazzei che ora segna il borgo eredita quella presenza lunga, tenace, quasi sovrapposta alla collina. Si capisce allora che qui il castello non va cercato come rovina, ma come memoria trasformata in dimora signorile.
Si passa davanti alla villa con questa consapevolezza, e il borgo si legge meglio. Non una sequenza di epoche allineate, ma una continuità di presidio, prima fortificato poi domestico e rappresentativo. È il modo giusto per stare a Fonterutoli, camminando breve tra le case e lasciando che la villa racconti, da sola, il posto del castello che non c'è più.
San Miniato e San Leonino
Accanto alla villa, la chiesa di San Miniato tiene il nome del borgo nella sua forma più raccolta, ma poco distante c'è un altro edificio che merita di essere guardato con attenzione, la pieve di San Leonino in Conio, perché conserva nel corpo trasformato i segni molto leggibili di ciò che fu.
San Leonino era una basilica a tre navate, poi nel corso del Settecento fu ridotta a una sola navata e in gran parte riedificata verso la fine dello stesso secolo. Quello che colpisce, arrivando davanti alla chiesa e poi entrandovi, è che la riduzione non ha cancellato tutto. Restano le sagome dei pilastri e dell'ultima campata della chiesa romanica, restano tracce di una delle due navate minori, e così l'edificio attuale lascia intravedere, dentro la sua misura più semplice, la pianta più ampia di un tempo.
Vale la pena alzare gli occhi anche alle volte interne, dove compare una decorazione a stelle, e fermarsi poi sulla facciata o sul fianco per cercare la monofora a doppio sguancio con archivolto monolitico e la cornice sgusciata. Sono dettagli che riportano alla sua materia romanica più della cronologia, perché fanno vedere il lavoro della pietra e delle trasformazioni.
La storia di San Leonino fu anche una storia di riduzione del ruolo. Le quattro bolle pontificie che ne confermarono i possessi mostrano un'importanza antica, poi vennero la perdita di quasi tutto il territorio e il passaggio a semplice parrocchia nell'Ottocento. Proprio per questo la pieve si guarda bene oggi se la si prende per quello che è, un edificio che non nasconde le sue diminuzioni e che, anzi, le rende leggibili.
A Fonterutoli conviene allora unire le due soste, il borgo dei Mazzei e San Leonino, perché una racconta il potere che cambia forma, l'altra una chiesa che conserva nelle sue pareti il disegno di ciò che le è stato tolto. È un piccolo itinerario raccolto, ma molto netto, e lascia in mano al visitatore qualcosa di preciso, non un'impressione generica del Chianti, bensì un luogo dove una contesa si chiuse, una dimora sostituì un castello e una pieve romanica continua a mostrare la propria ferita antica.