Salta al contenuto
IT

Le gallerie sotto Monternano

Nel Chianti resta un castello raso al suolo nel Duecento e mai più ricostruito, con l'arco d'ingresso e due torrioni ancora sul fronte est.

L'arco rimasto

Si arriva davanti a Monternano e la prima cosa che tiene lo sguardo non è una torre intera, ma un ingresso, la porta principale con il suo arco a tutto sesto, ancora leggibile nel punto dove un castello fu preso e raso al suolo nel Duecento, e poi lasciato così, senza un ritorno, senza una ricostruzione successiva. È questo a separarlo da molti altri castelli del Chianti, il fatto che la sua storia muraria si interrompe e resta interrotta.

La pianta rettangolare si lascia ancora capire, i lati lunghi corrono da sud a nord, e sul fronte est si riconoscono due torrioni cilindrici, elementi abbastanza netti da far alzare la testa non verso una rovina indistinta, ma verso una costruzione che conserva ancora la propria forma. Anche da fuori si vede che qui la struttura non è sparita del tutto, è rimasta in piedi quel tanto che basta per far immaginare una soglia, un fronte, una difesa.

A Monternano la rovina non è una tappa della storia, è l'esito finale del castello.

I due torrioni a est

Conviene fermarsi proprio sul lato orientale, perché lì il castello parla con maggiore precisione. I due torrioni cilindrici non hanno il compito di decorare una rovina, sono la parte che ancora ordina il prospetto, e insieme all'arco fanno capire che Monternano non è soltanto un nome rimasto nei documenti.

Qui l'occhio lavora meglio se resta su una cosa sola, la relazione fra il pieno dei torrioni e il vuoto della porta. In un luogo come questo, il punto sta nella geometria della difesa, nella semplicità con cui un arco a tutto sesto e due masse cilindriche continuano a reggere l'identità del luogo molto tempo dopo la sua caduta.

Il colpo del Duecento

Monternano era citato già alla fine dell'XI secolo, fu feudo dei Conti Guidi, poi passò alla famiglia senese degli Squarcialupi, con conferme imperiali che ne ribadivano il possesso, ma la storia che conta davvero per chi lo guarda oggi è più stretta e più dura. Dopo una spedizione militare fiorentina all'inizio del Duecento, arrivò l'assedio del 1220, la conquista e il castello raso al suolo. Ci fu una ricostruzione dopo quell'anno, e ancora Monternano restò in mano agli Squarcialupi fino alla presa definitiva del 1254, quando passò alla pieve di Sant'Agnese in Chianti.

Il punto, però, è che ciò che si vede adesso discende dall'ultima interruzione, perché dopo non si ricostruì più. Per questo Monternano si guarda come si guardano certi muri che hanno smesso di cambiare. Qui la rovina non è una tappa, è l'esito.

L'arco a tutto sesto e i due torrioni a est bastano ancora a tenere insieme il volto di Monternano.

Come sostare a Monternano

Il modo più giusto di viverlo è semplice, arrivare fin dove il castello si lascia vedere nel paesaggio e restare qualche minuto davanti al fronte, cercando la porta e poi i due torrioni, come si leggerebbe una frase antica di cui siano rimaste poche parole decisive. Monternano chiede questo, una sosta lenta, gli occhi sui volumi e sulla ferita che li ha fermati. Se si vuole capirlo, non serve rincorrere tutta la cronologia, basta prendere sul serio il fatto che queste mura, una volta cadute, non hanno più ricominciato.