Didier Descouens · CC BY-SA 4.0
Santo Stefano, la chiesa che aspetta in cima a Montefioralle
Nel punto più alto del borgo murato, un interno rifatto nei secoli custodisce una Madonna duecentesca e una Trinità del Quattrocento.
La chiesa sta dove il borgo finisce di salire
A Montefioralle la chiesa di Santo Stefano non è un edificio appoggiato al paese, è il punto verso cui il paese conduce. Si trova al centro dell’abitato, nella parte più alta, e questo fatto, più di qualunque cronologia, dice già come va letta. In un borgo ancora chiuso entro la sua cerchia di mura, con la strada interna che sale fra le case, si arriva quassù dopo avere lasciato alle spalle le porte, le curve strette, il senso stesso del castello. Santo Stefano aspetta in cima, come accade ai luoghi che non stavano soltanto dentro un abitato, ma gli davano misura.
Per questo conviene arrivarci a piedi, senza fretta, seguendo la salita dentro Montefioralle fino a quando il borgo si raccoglie e la chiesa compare nel suo punto più alto. È lì che il luogo si chiarisce davvero. Non tanto per l'esterno, quanto per quello che custodisce nella navata, perché il valore di Santo Stefano sta soprattutto dentro, nell'incontro fra un impianto interno che oggi si legge nella forma presa fra Sei e Settecento, poi ritoccata nell'Ottocento, e opere molto più antiche che continuano a tenere il filo del borgo con i suoi secoli lontani.
Dentro, i secoli non stanno in ordine
L'interno ha la forma assunta tra Sei e Settecento, con rifacimenti ottocenteschi, ma nella navata si conservano opere che portano altrove e più indietro. C'è una tavola duecentesca con la Madonna col Bambino del Maestro di Montefioralle, e già questo basta a cambiare il passo della visita, perché in un borgo così piccolo non ci si aspetta che una presenza tanto antica resti lì, dentro la chiesa del paese, come una continuità mai interrotta. Accanto a questa, nella stessa navata, si trova anche una Trinità fra quattro Santi attribuita al Maestro dell'Epifania di Fiesole, riconducibile alla seconda metà del Quattrocento.
È questo il tratto che distingue Santo Stefano da molte chiese di collina raccontate soltanto per l'età o per la facciata. Qui il punto non è stabilire un'origine precisa, che la materia non consente di fissare, ma vedere come un interno rimodellato in età più tarda custodisca ancora immagini che vengono dal Duecento e dal Quattrocento. Si entra, e invece di trovare un solo tempo, se ne trovano più d'uno, raccolti nella stessa navata.
Come viverla a Montefioralle
Santo Stefano si tiene bene insieme al borgo che la circonda, e il modo giusto di viverla nasce proprio da questa continuità. Si sale dentro Montefioralle lungo la strada interna, si raggiunge la parte più alta, ci si ferma davanti alla chiesa e poi si resta ancora un poco nel giro delle mura, perché qui il luogo religioso, il castello e il paese coincidono. Se la chiesa è aperta, l'attenzione va subito alla navata e alle due opere più antiche. Se non lo è, il senso del posto non si perde, perché la sua verità sta anche nell'arrivo, nella salita raccolta del borgo e in questo stare in alto, al centro, dove Montefioralle finisce di essere passaggio e diventa sosta.
Vale la pena, una volta usciti, continuare a camminare nel piccolo anello del paese murato. Conviene informarsi prima di partire per l'apertura della chiesa, poi lasciare che sia la salita a fare il resto.