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Mongolo1984 · CC BY-SA 4.0

San Piero, dove il Chianti si ferma davanti a una tomba

Un oratorio della metà del Quattrocento nato sopra la memoria di Sant’Eufrosino, meta di un pellegrinaggio cercato per l’acqua e per la guarigione.

Una chiesa costruita attorno a una tomba

A San Piero non si arriva per un semplice edificio di campagna. Ci si arriva perché la tradizione mette qui la tomba di Sant’Eufrosino, e tutto il senso del luogo comincia da quel punto preciso, dalla terra custodita sotto un oratorio che alla metà del Quattrocento ha preso la forma che si vede oggi, ma che conserva una devozione molto più antica.

La storia, qui, non è quella consueta di un edificio che cambia secolo e padrone. È la storia di una presenza cercata. Sant’Eufrosino, vissuto e morto probabilmente fra il settimo e l’ottavo secolo, fu creduto capace di guarire, e per questo il pellegrinaggio si mise in cammino verso questo angolo del Chianti. Non si veniva soltanto a pregare, si veniva perché accanto all’oratorio c’era un piccolo pozzo la cui acqua era ritenuta miracolosa, e poco distante resta anche il ricordo del cosiddetto fontino di Sant’Eufrosino.

A San Piero il fatto decisivo non è la chiesa, ma la tomba che la tradizione custodisce sotto di essa.

Arrivando in località San Leolino, l’oratorio non chiede un ingresso spettacolare, chiede piuttosto attenzione. Si riconosce come una sosta, un luogo davanti al quale fermarsi e capire che per secoli il gesto decisivo non era guardare da fuori, ma avvicinarsi con una domanda concreta, la salute, la speranza di una grazia, la fiducia riposta in un santo e in un’acqua. Il paesaggio del Chianti intorno aiuta a leggerlo per quello che è stato davvero, non un monumento isolato, ma una meta.

Di San Piero si sa anche che era già ricordato in una bolla papale del 1102, segno che il culto e la memoria del luogo erano vivi molto prima dell’edificio attuale. Ma il fatto che lo distingue non sta nella sua antichità da sola. Sta in questa unione fra tomba e acqua, fra oratorio e guarigione, che fa della piccola chiesa un punto di pellegrinaggio prima ancora che un bene storico.

Il modo giusto di viverlo, quando si passa da queste parti, è proprio questo. Fermarsi sul posto, guardare l’oratorio pensando al cammino di chi veniva fin qui per chiedere una cura, e poi cercare nelle vicinanze il ricordo del pozzo e del fontino legati a Sant’Eufrosino. Anche da fuori, senza aggiungere nulla che il luogo non dica da sé, San Piero restituisce ancora il suo significato più netto, quello di una devozione nata da un corpo sepolto e da un’acqua creduta capace di fare il resto.

Qui si veniva per chiedere una guarigione, fra la memoria del santo e l’acqua ritenuta miracolosa.