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Didier Descouens · CC BY-SA 4.0

San Michele, la chiesa che guarda dal punto più alto del Chianti

Presso la cima del Monte San Michele, un antico luogo monastico e una chiesa nel Parco di San Michele

La chiesa che sta dove il Chianti finisce di salire

San Michele non si distingue per una facciata o per una navata da manuale, si distingue per il fatto più semplice e più raro, sta presso la cima del Monte San Michele, la vetta più alta dei Monti del Chianti. È una chiesa che si incontra in alto, dentro il Parco di San Michele, là dove il crinale smette di essere soltanto bosco e diventa anche memoria di passaggi antichi e di vita religiosa.

Si arriva nel Parco di San Michele e, salendo verso la cima, il senso del luogo cambia poco per volta. Non si entra in un paese, non si gira attorno a una piazza, si cammina invece in un’area di monte, con le valli tutt’intorno e la chiesa che appare come un approdo appartato presso la cima. È qui che conviene fermarsi un momento, prima ancora di cercare dettagli sull’edificio, perché il suo carattere sta anzitutto nella posizione, nella scelta di stare quasi sulla sommità, dove un oratorio segna anche un crinale.

San Michele si raggiunge presso la cima del Monte San Michele, la vetta più alta dei Monti del Chianti.

Un luogo religioso nato in alto

Le notizie più solide raccontano di un complesso monastico passato ai camaldolesi nel corso del dodicesimo secolo e di un edificio molto rimaneggiato nei secoli. San Michele non è nata in una conca raccolta, è nata su un’altura esposta, e questo basta a spiegare molte cose della sua storia.

Un passaggio conta più degli altri, perché lega il luogo alla sua lunga vita religiosa. All’inizio del Cinquecento l’oratorio fu affidato da Leone X ai monaci di Santa Maria degli Angeli di Firenze. Non serve inseguire tutta la catena dei possessi, basta questo episodio per capire che San Michele, pur così appartata, restò dentro una rete viva di relazioni ecclesiastiche.

L’affresco che resta al centro

Dentro, sulla parete dell’altare, c’è l’opera che oggi concentra lo sguardo storico sul luogo, un affresco della prima metà del Quattrocento attribuito a Paolo Schiavo, con la Madonna in trono con il Bambino e santi. Anche da fuori, sapendo che quell’immagine è lì e che il suo restauro è stato oggetto di un intervento dedicato, la chiesa cambia peso. Non è soltanto un edificio di montagna presso la cima, è un luogo che custodisce pittura murale in un punto raggiunto per secoli salendo.

Come viverla oggi

Il modo giusto di viverla è quello che il luogo offre davvero, si sale nel Parco di San Michele, che è di libero accesso, e si raggiunge l’area presso la cima per guardare la chiesa nel suo contesto naturale e storico, che qui conta quasi quanto l’edificio stesso. San Michele chiede soprattutto di essere capita da fuori, nel rapporto stretto fra altura, parco e memoria religiosa del monte.

Qui conta soprattutto il rapporto fra chiesa, crinale e Parco di San Michele.