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Vignaccia76 · CC BY 3.0

Rocca di Castellina, il confine che guarda il Chianti

Quarantaquattro giorni sotto le mura, due porte opposte e un cassero che ancora spiega perché Castellina tenne.

Quarantaquattro giorni sotto il cassero

Per quarantaquattro giorni il duca di Calabria restò sotto queste mura senza riuscire a prenderle. La misura della Rocca di Castellina sta ancora tutta lì, nella resistenza di un confine che doveva vedere lontano e reggere l'urto, perché questo tratto di Chianti era una linea esposta, contesa, da tenere aperta verso Firenze e chiusa a chi arrivava da sud.

Si capisce meglio salendo verso il massiccio cassero merlato, quando le case del paese accompagnano fino al punto in cui la pietra militare prende il sopravvento. Davanti si alzano muri che non cercano grazia ma campo visivo, spessore, controllo. Qui la Rocca di Castellina mantiene la promessa del suo nome, perché guarda davvero, e perché fu costruita per farlo quando guardare voleva dire avvistare e resistere.

Per quarantaquattro giorni il duca di Calabria restò sotto queste mura senza riuscire a prenderle.

Le due porte

La fortificazione aveva due accessi, la Fiorentina e la Senese, e già questo dice il suo posto nel mondo più di molte cronologie. Una porta si apriva verso il lato fiorentino, l'altra verso Siena, cioè verso la direzione da cui poteva arrivare il pericolo ma anche verso il rapporto inevitabile con l'altra città. In mezzo, Castellina si organizzò come presidio di frontiera, entrata nella Lega del Chianti verso la metà del Duecento e poi rafforzata quando la Repubblica fiorentina tornò in possesso del castello.

La cerchia fu ingrandita e resa più massiccia nel Quattrocento, con una forma di esagono irregolare e numerose torri a base quadrata. Non è un fatto ornamentale. È il modo in cui una comunità fortifica la propria posizione quando sa che prima o poi qualcuno tornerà a provarla. L'assedio del 1452 non fu quindi un episodio isolato, ma la verifica concreta di una scelta di pietra e di politica.

La ferita e la ricostruzione

Quel sistema difensivo non bastò sempre a evitare i danni. Pochi decenni dopo, nel 1478, l'esercito aragonese attaccò Castellina, la saccheggiò e la semidistrusse. È il passaggio che conta raccontare, perché spiega perché la Rocca che si vede oggi porta addosso non l'idea astratta del Medioevo, ma una storia di distruzione e rifacimento. Dopo i colpi arrivarono infatti restauri e ricostruzioni, con la consultazione di Filippo Brunelleschi e la collaborazione di Giuliano da Sangallo, nomi che qui servono a mostrare quanto fosse importante rimettere in piedi questo punto di confine.

Si torna allora al fatto iniziale, ai quarantaquattro giorni del duca di Calabria sotto le mura, e quella resistenza smette di sembrare una parentesi. La Rocca tenne, venne ferita, fu ripresa in mano dai Fiorentini, e proprio per questo oggi ha una presenza così netta. Ogni muro rimanda meno a una data che a una funzione, stare sul margine e non cedere facilmente.

Le due porte, Fiorentina e Senese, dicono da sole che qui il Chianti era una linea di confine.

Dentro le mura oggi

Dal mese di aprile del 2006 la Rocca è sede del Museo archeologico del Chianti senese. Anche senza entrare, il senso del luogo si prende bene da fuori, girando attorno al volume della fortezza e cercando il rapporto fra il nucleo abitato, le porte e la campagna che si apre tutto intorno. Se si entra nel museo, la visita aggiunge un altro strato, perché dentro una macchina difensiva si incontra la storia più lunga del territorio. Se invece ci si ferma all'esterno, basta poco tempo per leggere l'essenziale, il profilo merlato, la compattezza delle murature, il punto di osservazione sul Chianti.

È questo che si porta via chi arriva fin qui, non una fortezza qualsiasi ma un luogo che ha ancora la forma precisa del suo compito. Rocca di Castellina, il confine che guarda il Chianti, continua a farsi capire nel modo più semplice, mettendosi davanti agli occhi come si mise davanti a un assedio, per quarantaquattro giorni.